PADOVA Il giorno dopo la scoperta, le polemiche non si placano. Da un lato il Comune, che ridimensiona l'accaduto e difende la scelta di non divulgare la notizia. Dall'altro gli studiosi, che contestano il silenzio della giunta e chiedono nuovi controlli. È muro contro muro, a Padova, sul fulmine che ha colpito la Cappella degli Scrovegni, sbriciolando parzialmente il basamento di pietra in cima alla facciata e sfiorando la croce in ferro sovrastante, rimossa dagli operai per scongiurare il pericolo di crollo. A segnalare il danno, che risale al violento temporale di sabato 9 agosto, è stato il professor Sergio Costa, presidente dell'associazione «Amissi del Piovego». «Si è trattato di un fatto chiaramente fortuito, che sarebbe potuto capitare in qualsiasi altra città e su qualsiasi altro monumento spiega il sindaco Massimo Bitonci -. La Cappella è dotata di un parafulmine, che in quel momento era in funzione: evidentemente non è stato in grado di reggere alla violenza della scarica. Stiamo facendo un'esatta valutazione dei danni, poi presenteremo il conto all'assicurazione. In caso di problemi, avremo a disposizione il mezzo milione di euro che, di recente, la Soprintendenza ha destinato proprio al monumento di Giotto: la maggior parte della somma verrà riservata al problema principale, e cioè all'allagamento della cripta». Ma perché nessuno ha reso subito noto l'accaduto? «Queste polemiche agostane non mi appassionano, grazie e arrivederci», taglia corto Bitonci. «Se il fatto fosse stato preoccupante, ne avrei dato notizia aggiunge Fabrizio Boron, assessore all'edilizia monumentale -. I tecnici mi avevano detto che la situazione era sotto controllo». «La mancanza di comunicazione è stata molto grave ribatte Giuliano Pisani, studioso di Giotto -. Fatti come questo vanni resi noti subito, altrimenti sembra che ci sia qualcosa da nascondere. La Cappella, formalmente, appartiene al Comune di Padova, ma è un patrimonio dell'umanità: spero che questo silenzio non si ripeta mai più». Sulla questione interviene anche Girolamo Zampieri, ex direttore dei Musei civici: «Bitonci dice che non si possono prevedere i fulmini? Vero, ma si dimentica che la Cappella ha bisogno di un monitoraggio quotidiano sul suo stato di salute, di tutte le sue parti». Nel frattempo, la croce scalfita (che risale al '300, edera sempre rimasta al suo posto) è stata consegnata ad un laboratorio: il progetto di restauro è ora alla Soprintendenza.