LA POLEMICA L'AMMINISTRAZIONE PRONTA A RIVOLGERSI ALLA GIUSTIZIA CONTRO LA REALIZZAZIONE DEL PALAZZO DA UN lato i 300 migranti circa che continuano ad occupare l'ex convento di Santa Chiara, dall'altro invece le ruspe e le gru che da qualche giorno hanno ripreso a lavorare, dopo la pausa estiva, per costruire sul mare la palazzina della discordia. Sono i due fronti caldi ancora aperti a Bari vecchia. Se per la situazione degli extracomunitari al momento non ci sono sgomberi in vista, diventa sempre più intricata invece la situazione dell'edificio da tre piani che sta nascendo all'interno del Provveditorato alle Opere Pubbliche e che scatena la ferma opposizione dei comitati di quartiere. Il sindaco Antonio Decaro ha inviato una nuova lettera per chiedere ai committenti dell'opera di rivedere la conferenza di servizi con la quale il Comune di Bari nel 2010 diede sì il suo ok, ma non tenendo conto del vincolo urbanistico che pende attorno al Castello e riesumato qualche settimana fa a caso ormai scoppiato. Ieri la rete delle 35 associazioni, che dicono 'no' alla saracinesca sul mare da 12 metri, ha nuovamente incontrato l'assessore all'Urbanistica, Carla Tedesco, dichiarando di essere pronta a ricorrere al Tar Puglia facendo valere l'articolo 28 del testo unico sull'edilizia. Testo unico che dà poteri ai Comuni di intervenire sulle opere commissionate dallo Stato informando il Ministero alle Infrastrutture e la giunta regionale per i provvedimenti successivi, tra i quali la demolizione e il ripristino dello stato dei luoghi. Insomma, la sensazione è che il caso possa trascinarsi tra carte bollate e contenziosi. Parallelamente l'assessore Tedesco ha riunito attorno a un tavolo l'avvocatura comunale per studiare la vicenda. "Stiamo facendo tutti gli approfondimenti del caso sia sul fronte tecnico, sia su quello giuridico". Intanto, nel solco del braccio di ferro con la Soprintendenza (ha dato il via libera alla palazzina), nelle prossime ore il Comune risponderà sulla questione dei due murales, il trittico nicolaiano del sottovia Quintino Sella e le sagome della Caserma Rossani. Nella nota inviata lo scorso 8 luglio l'organo periferico del Ministero ai Beni Culturali è abbastanza chiaro: chiede, come da accordi, la rimozione delle opere all'indomani della conclusione del festival internazionale di maggio sulla street art in occasione di San Nicola. Festival che poi in realtà a Bari non si è mai tenuto. La Soprintendenza invita quindi il Comune a "ripristinare con urgenza lo stato dei luoghi prestando la massima attenzione per non danneggiare le superfici", pena il procedimento sanzionatorio previsto dall'articolo 160 del codice dei Beni Culturali, la rimozione con la richiesta del risarcimento. ( fr. petr.)
Ecomostro sul mare, il Comune chiama il Tar
A Bari, la palazzina da costruire sul mare è un punto di scontro tra l'amministrazione e i comitati di quartiere. Il Comune ha inviato una lettera ai committenti dell'opera per chiedere di rivedere la conferenza di servizi, ma non ha tenuto conto del vincolo urbanistico che pende attorno al Castello. Le associazioni che dicono 'no' alla saracinesca sul mare da 12 metri hanno incontrato l'assessore all'Urbanistica, Carla Tedesco, e dichiarato di essere pronta a ricorrere al Tar Puglia. Il caso può trascinarsi tra carte bollate e contenziosi.
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