Del Noce raddoppia l'offerta di Torino, il no di Natali. Acidini: decide Roma Parla di eccezionalità Vittorio Sgarbi: dell'opera e del contesto. «Nel 2015 con l'Expo l'Italia è il centro del mondo. Non si tratta di mercificare un'opera d'arte, l'operazione è giustificata da un contesto straordinario. Portare alla Reggia di Venaria la Venere di Botticelli recherebbe un vantaggio a Torino e un vantaggio economico agli Uffizi. Io sono amico del direttore Antonio Natali, con cui sto lavorando alla ricongiunzione del trittico di Antonella da Messina. Mi sono fatto quindi portavoce di un desiderio dei vertici della Venaria, che proponevano anche una compensazione economica al prestito. La prima offerta era di 500 mila euro, arrivate poi a 800 mila. Non si tratta certo di umiliare l'opera, visto che la Venaria e Palazzo Strozzi a Firenze sono le due migliori realtà espositive del Paese. Certamente Botticelli aumenterebbe il richiamo di Torino durante l'Expo, senza niente togliere a Firenze, che con tutta l'offerta che ha non perderebbe un visitatore». Non basta, perché Fabrizio Del Noce, presidente da sei anni e mezzo della Reggia di Venaria, quella Venere la vuole proprio esporre. Rilanciando l'offerta e puntando a creare un precedente: «Perché vorrei scardinare la concezione immobilistica del nostro patrimonio artistico e far passare il principio che le opere d'arte, tutte, si possono e devono muovere. Così, sto parlando a titolo puramente personale, a settembre porterò in cda la proposta di raddoppiare la cifra che la Galleria degli Uffizi riceverebbe a seguito del prestito della Venere . Da 800 mila a 1 milione e 600 mila euro e anche più. Ho vissuto tanto in America, lì i capolavori si muovono e movimentano l'economia col giro di visitatori che creano. Anche se è vero che non hanno, tranne che per il contemporaneo e poco altro, un proprio patrimonio. Devono forzatamente importare tutto. Ma all'estero non ci sono tutti questi paletti. Bisogna capire che le opere d'arte non hanno tutte la stessa capacità attrattiva. Per esempio la mostra di Munch a Genova, senza L'urlo non ha avuto il successo sperato. Mentre noi abbiamo già l'accordo per portare il dipinto alla Venaria dopo l'Expo». Questo è forse il nocciolo di un problema articolato. Quello contro cui si batte da sempre Natali è la concezione dell'opera feticcio, che poco ha di culturale. «Aumentare l'offerta economica vuol dire non aver capito nulla. Non direi di sì nemmeno per 10 milioni di euro. È una questione di principio, e i principi non si vendono. Le opere trattate come feticcio sono quanto di peggio possa esserci nella diffusione della conoscenza. Non c'è logica se non la logica del denaro. E non mi si venga a dire che siamo per l'immobilismo. Sono circa 15 le opere che la Galleria degli Uffizi presta all'Expo. Personalmente conosco perfettamente il potere attrattivo delle mostre. L'anno scorso quella del Bronzino e quest'anno quella di Pontormo e Rosso sono state fra le esposizioni di maggior successo in Italia. Di cui tutti hanno riconosciuto il valore scientifico. Segno che le operazioni culturali si possono fare e fare bene». Ha quindi ragione la sovrintendente Cristina Acidini, quando sottolinea che la decisione finale non potrà che essere politica, presa dal ministro in persona. Come già avvenne nel caso dell'Annunciazione di Leonardo spedita in Giappone in un turbine di polemiche. Un episodio che Sgarbi rivendica come un precedente, in pratica un'imposizione. E non depone a suo favore considerare che la Venere si è mossa da Firenze solo nel 1930 (Londra) e nel 1935 (Parigi), cioè durante il ventennio fascista. «Di opere ne circolano già tante riflette Acidini probabilmente nemmeno ci si immagina quante. Non ha senso alzare il paletto all'infinito. Del Noce rappresenta una struttura vuota, che vive dei prestiti altrui, mentre noi siamo i prestatori e della valutazioni vanno fatte». Infine Alberto Vanelli, direttore della Venaria, ci racconta: «Quello della Venere è più uno spunto che un progetto lavorato. Certo se arrivasse un capolavoro simile... Ma stiamo da tempo organizzando un calendario di eventi per l'Expo, inclusa una mostra dedicata a Raffaello. I curatori, Sylvia Perino (direttore dell'Art Gallery del Kunsthistorisches Museum di Vienna) e Gabriele Barucca della sovrintendenza delle Marche, sono fra i maggiori esperti dell'artista. Un appuntamento importante e con tutti i crismi della scientificità».