Contorta, meno di due metri d'acqua e nove tralicci da togliere VENEZIA Sul muro di cinta c'è un triangolo giallo che mette in guardia chi si avvicina: pericolo. Il ponticello però è appena stato rifatto dal magistrato alle Acque. L'isola di Sant'Angelo della polvere è abbandonata e in rovina da tempo, ma è punto di riferimento per i pescatori che di notte e nelle serate di nebbia fitta affrontano la laguna, perché costeggia il canale Contorta. La briccola che lo delimita dista cinque metri dal muro di cinta dell'isola, rifatto nel dopoguerra in cemento. Per questo Sant'Angelo è diventata il simbolo degli ambientalisti che si battono contro lo scavo del nuovo canale per portare le navi alla Marittima. Adesso le onde che sbattono sulle rive sono quelle delle barche di pescatori e amanti della laguna, domani saranno quelle delle crociere: più dure e dirette. In viaggio in barca lungo il canale Contorta, a capire cosa c'è oggi e immaginare cosa ci sarà domani, si capisce meglio la differenza. Basta poco: poco più in là c'è il canale dei Petroli, li ci passano tutti i giorni le navi container che entrano da Malamocco dirette a Marghera. I pescatori giurano che quando passano, le onde sbattono sugli alberi delle casse di colmata distanti una trentina di metri, piegandoli. Una nave sposta almeno 50 mila metri cubi d'acqua e lì il fondale è profondo dieci metri, si vede e si sente. Il colore dell'acqua è scuro, il fondo della barca sbatte. Visto dall'alto o dalla pianta morfologica, appare come uno dei rami grossi della laguna di Venezia. Il Contorta-Sant'Angelo in confronto è un ramoscello. Quando la barca lascia il canale dei Petroli cambia il paesaggio, è come lasciare l'autostrada per imboccare una strada sterrata. Una briccola segna il numero 38, già si incontrano le piccole scogliere realizzate per fermare le correnti ed evitare che il canale dei Petroli s'interri rapidamente. La barca passa in mezzo, ma non distano nemmeno cinquanta metri una dall'altra. L'acqua diventa chiara, la pronfondità è decisamente più bassa. Quanto? In barca non c'è lo scandaglio: «Il nostro scandaglio è il remo», dice il comandante. Renzo Scarpa, ex consigliere comunale, uno di coloro che guidano la battaglia contro lo scavo del Contorta, lo infila in acqua. Basta poco a fermarlo: il segno dell'acqua non supera l'altezza di una persona normale, non arriva a due metri. Per portare le navi alla Marittima dovrà diventare sei volte più profondo, laro cento metri e dritto, senza le curve di oggi. Sotto ci sono gli impianti da spostare , che si indovinano dalle strutture che si incontrano dal canale dei Petroli alla Marittima. C'è l'elettrodotto con oltre cinque chilometri da interrare e nove tralicci da demolire. C'è il cavo a bagno d'olio, lo scarico della depurazione, le condotte idriche che riforniscono Lido e Chioggia e anche l'oleodotto. Prima ruspe, benne, poi grattacieli del mare. Il destino dell'isola di Sant'Angelo delle polveri rischia di essere segnato, per questo è diventata il nuovo simbolo della lotta contro le crociere: «L'isola come Venezia, distrutte entrambe dalle navi». Gli ambientalisti ne sono convinti: un nuovo canale dicono potrebbe influire sull'equilibrio idraulico della laguna e sui tempi del suo riempimento del mare. Di sicuro sulla sopravvivenza di quel fazzoletto di terra circondato dai resti delle mura. Sant'Angelo s'incontra alla briccola 4 del canale, dei muri di cinta è rimasto poco, la parte in mattoni è crollata, resiste quella in cemento. Dentro si vedono ancora i due grandi capannoni (senza tetto) divisi dai terrapieni, eredità del XIX secolo quando, dopo l'annessione del Veneto al Regno d'Italia la cintura delle fortificazioni lagunari venne ripristinata. L'isola fu una polveriera, prima ancora sede del monastero per i benedettini e delle monache che dedicarono il convento a San Michele Arcangelo. Oggi simbolo della resistenza dei veneziani, domani a vedere i disegni che l'Autorità portuale ha inviato al ministero dell'Ambiente per la valutazione Via chiusa tra le barene artificiali che verranno realizzate ai lati del nuovo canale. «Serviranno per arrestare il degrado dei fondi del bacino centrale», dice il Porto che sottolinea come la laguna stia perdendo i suoi habitat tipici e ricorda che invece proprio sulle barene artificiali già realizzate siano tornati i fenicotteri. Non è l'unica isola che s'incontra lungo la futura rotta delle navi. Basta alzare lo sguardo per vedere poco più in là San Marco in Boccalama, dove sotto il fango ci sono ancora le due galee veneziane ritrovate dagli archeosub e, di fronte alla Marittima, San Giorgio in Alga. Le navi non le lambiranno, ma ci passeranno vicino. Cosa accadrà? I No Nav e il movimento «Venezia viva» mostrano le immagini degli effetti delle onde su fondamente, barene e casse di colmata. Il Porto insiste sul recupero morfologico. «Ma domani nulla sarà più come oggi», dicono i pescatori che percorrono il Con torta-Sant'Angelo.