VENEZIA Il convitato di pietra della Mostra del cinema è il «buco». Cioè il cantiere mai finito del Palacinema che non si farà. Lo evoca il presidente Baratta alla pre apertura del festival, ieri nella rinnovata sala Darsena. Lo ricordano le associazioni del Lido che venerdì tornano in corteo per approfittare dei riflettori mondiali e riportare l'attenzione sulle incompiute dell'isola. «Era la serata di campo San Polo laa pre-apertura del Festival. Dopo i lavori di restauro, abbiamo pensato di inaugurare una nuova tradizione e di farla qui la serata dei veneziani». Baratta ha accolto più di mille persone ieri sera nella nuova Sala Darsena: tanti veneziani e poche autorità in una città con le istituzioni praticamente decapitate. Tra il pubblico il prefetto Domenico Cuttaia, l'ex assessore Annamaria Miraglia, il presidente di Insula Giampaolo Sprocati. Non c'è il commissario Zappalorto. Baratta inaugura una sala dove il suono è così raffinato «che si sente anche il rumore impercettibile di una foglia» e lo fa con un film muto (Maciste Alpino del 1916). Una sala non adatta per la musica ma solo per il dolby perfetto di una pellicola e ci mette in mezzo un jazzista (Raffaele Casarano) e un quartetto (i Locomotive). Sfodera ironia e orgoglio, Baratta, «siamo pur sempre snob», dice al suo pubblico tutto veneziano. Fa ascoltare lo scroscio di una pioggia e qualcuno in sala apre davvero l'ombrello, tra le risate generali. «Ora quasi abbiamo un vero Palazzo del Cinema dice, sapendo che al lato c'è il «buco» perché abbiamo restaurato la Sala Grande e l'abbiamo collegata alla sala Darsena restaurata». Un trionfo. Non a caso poche ore prima sono state le associazioni del Lido a lanciare un appello alla Fondazione. «La Biennale diventi un attore importante per le sorti del Lido», non ha senso che la Biennale resti nell'isola tutta sfolgorante per un mese e poi cali il silenzio», ha detto Cristina Romieri a nome delle associazioni. Glielo diranno in corteo venerdì 29 agosto (partenza alle 18 sul Gran Viale di fronte al Billa) e chiederanno di essere ricevuti. Sono decine di sigle ambientaliste: chiedono il riutilizzo di luoghi abbandonati (dall'Ospedale al Mare alle ex-colonie agli ex-edifici militari), la cura di beni comuni, un turismo dolce e culturale, lo stop al Mose. «Si apra un osservatorio con le istituzioni locali, la Biennale e i comitati per ridisegnare il futuro dell'isola», è l'invito di Giancarlo Carnevale, docente allo Iuav. I prossimi giorni si preannunciano pieni di appuntamenti con due eventi al teatro Marinoni: mercoledì 3 settembre la festa a sostegno dell'esperienza auto-organizzata, voluta dal regista turco Kaan Mujdeci e domenica 7 l'assemblea «Da Mose a Mose».