ORISTANO Il naso tagliato di netto, il corno sull'elmo spezzato e l'occhio sinistro cancellato dall'accanimento del distruttore. La testa dell'ultimo gigante di arenaria restituita dal sito di Mont'e Prama porta evidentissimi i segni della distruzione sistematica operata dai misteriosi nemici dell'ancor più misterioso popolo che 2.800 anni fa dominava il Sinis dalla piccola altura quasi a metà strada tra lo stagno e il mare. Lo spiega con la consueta passione l'archeologo oristanese Raimondo Zucca durante la conferenza stampa convocata dalla Soprintendenza ai Beni Archeologici d'intesa con l'amministrazione comunale di Cabras per presentare gli spettacolari reperti portati alla luce dagli archeologi la settimana scorsa. L'elenco lo fa l'archeologo della Soprintendenza e responsabile del cantiere di Mont'e Prama Alessandro Usai. Oltre alla testa, con elmo cornuto, ci sono in particolare anche un piede sinistro con tanto di sandalo, un possente busto di arciere con faretra sulla spalla e placca protettiva sul petto, un modellino di nuraghe quadrilobato con torre centrale quasi integro e soprattutto una base con ancora attaccati i piedi mozzati all'altezza della caviglia. Finora, hanno spiegato gli archeologi, erano state trovate diverse basi e tanti piedi, soprattutto sinistri, ma mai una base con i piedi attaccati. Anche questo conseguenza dell'accanimento di chi aveva deciso che di quell'esercito di guerrieri, arcieri e pugilatori non dovesse restare memoria. «Fatti a pezzi e poi anche bruciati, la stessa tecnica suggerita da Jahvè al suo popolo» ricorda professor Zucca citando a memoria il numero dei versetti della Bibbia che raccontano quei fatti. Chi lo fece e perché lo fece è uno dei due misteri che la campagna di scavi in corso e quella che dovrebbe partire a breve vorrebbero svelare, perché, concordano Usai e Zucca, «Un bel reperto fa notizia e scatena la curiosità, ma agli archeologi interessa di più «il progresso dell'indagine». L'altro mistero, naturalmente, è quello della identità del popolo che in piena età del ferro scolpì i giganti di Mont'e Prama. Ed è proprio l'archeologo oristanese, che già partecipò alle campagne di scavo degli anni 70, a provare a fare il punto della situazione. Sintetizzando al massimo, gli scavi avviati a marzo e portati avanti anche con il contributo importante di quattro detenuti del carcere di Massama, hanno già aggiunto tanti tasselli al puzzle che ha cominciato a prendere forma 40 anni fa quando due contadini scoprirono i primi giganti arando il terreno della Confraternita del Rosario, ma la soluzione del doppio mistero è ancora tutta, o quasi tutta, da scrivere. Intanto, l'assessore alla Cultura di Cabras Fenisia Erdas prova a fare il colpaccio e ha già chiesto alla Soprintendenza di poter esporre temporaneamente i nuovi reperti vicino ai sei giganti già restaurati.
SARDEGNA -Una "strage" di Giganti: distrutti da antichi nemici
Gli scavi a Mont'e Prama hanno portato alla luce una testa di un gigante di arenaria con segni di distruzione sistematica. L'archeologo Raimondo Zucca spiega che i reperti mostrano i segni di un attacco sistematico da parte di nemici misteriosi. La testa, con elmo cornuto, è stata trovata insieme a un piede sinistro con sandalo, un busto di arciere, un modello di nuraghe e una base con i piedi mozzati. Gli scavi hanno anche rivelato basi e piedi, soprattutto sinistri, ma mai una base con i piedi attaccati.
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