Che cosa sta succedendo a palazzo Barberini? Perché si è riaperto il contenzioso fra il museo e il circolo ufficiali, che sembrava risolto dall'intesa siglata nel 97:1 militari s'impegnavano a traslocare in una palazzina in fondo al parco lasciando liberi gli spazi per la ristrutturazione e il rilancio del museo? «Sono successe due cose - risponde il generale Gualtiero Stefanon, che da dieci dirige il circolo delle Forze armate -. La prima è che il circolo è passato alle dirette dipendenze del ministero della Difesa. La seconda che è mutato rispetto a dieci anni fa, il ruolo interno e internazionale delle Forze armate. E quindi sono aumentate le esigenze di rappresentanza: incontri d'alto livello, delegazioni in visita, pranzi e cene di lavoro. Quest'anno abbiamo registrato una media di oltre un appuntamento al giorno. Il tetto di 50 giorni fissato dal protocollo del '97 è insufficiente. La palazzina Savorgan può assorbire solo l'attività dei soci, perle funzioni più prestigiose questa dimora secentesca, così carica di storia e tesori d'arte, resta l'unica sede all'altezza. Per questo il ministro ha chiesto una nuova intesa». Vuol dire generale che non volete più traslocare dal piano nobile di palazzo Barberini, che non vi importa che il museo d'arte antica, oltre duemila opere in deposito, possa recuperare i saloni e gli altri spazi che adesso occupate? «Per quanto riguarda il circolo è nostra intenzione rispettare i patti. Se poi il ministro vuole cambiarli è a lui che dovete chiederne conto. Vorrei però che si smettesse di trattarci come occupanti abusivi. Noi qui a palazzo Barberini siamo arrivati negli anni '30, molto prima che vi trovasse sede la galleria d'arte antica». Negli ultimi giorni ì lavori delle ditte incaricate di riattrezzare e restaurare le are riservate all'ampliamento del museo si sono bloccati perché il circolo non consente l'accesso agli operai. E' vero o no generale? «E' vero, ma quale padrone di casa tollererebbe invasioni e turbative della propria attività quotidiana. Ce ne andremo, come era concordato, solo quando il restauro della palazzina Savorgnan sarà completato e la nuova sede resa agibile. Perché dovremo agevolare interventi nelle aree del circolo, decisi e affidati senza concordare con noi tempi e modalità?»