Tutta colpa della devozione. E così che il gioiello dei bucchianichesi firmato dal pittore teatino Domenico Priori nel 1716 è andato bruciato venerdì mattina a causa di un lumino acceso e lasciato ardere nel retro dell'unico altare sul quale era collocata la tela. Le fiamme hanno trovato sfogo prima in fiori di carta sistemati sugli arredi sacri e poi hanno raggiunto la tela facendone rimanere solo cenere. Numerosi i commenti che appaiano sul web e sui social. Nella cappellina della casa nativa di San Camillo tutto è rimasto come venerdì mattina quando il parroco Mario Agasantis, avvertito dell'incendio, è accorso nel luogo di culto ma le fiamme si erano già spente da sole. L'odore acre è ancora forte nella casa nativa che è rimasta chiusa e rimarrà tale fino al sopralluogo da parte della Sovrintendenza dei beni culturali. Non sono stati riportati danni strutturali all'immobile dove San Camillo nacque il 25 maggio del 1550 ma lo sconforto è vivo in paese. «La tela, gioiello della casa nativa, era uno dei simboli che più lasciava a bocca aperta i turisti», commenta Alessandra Corbisiero della segreteria del santuario di San Camillo e guida turistica, «la casa paterna del Santo è una delle ultime tappe che mostriamo ai pellegrini e la prima legata alla vita di San Camillo a cui noi bucchianichesi siamo particolarmente legati». «La causa dolosa per il momento sembra essere stata abbandonata», aggiunge il primo cittadino Gianluca De Leonardis, anche lui profondamente dispiaciuto della grave perdita come del resto tutti i bucchianichesi. In paese c'è molta amarezza per la cattiva sorte della tela che aveva un' inestimabile valore non solo storico ma affettivo e religioso e sui social, come Facebook, sono numerosi i commenti di tristezza e rabbia per la perdita. Il dipinto raffigurava San Camillo nella visione del "Crocifisso che lo conforta", detto «angelico» per un misterioso intervento di risanamento nel 1741: la tela era in cattive condizioni e dalla sera alla mattina fu ritrovata integra e restaurata e si gridò al miracolo. In più l'opera era stata realizzata ancor prima della canonizzazione del Santo a testimonianza dell'affetto dei suoi concittadini. Ora si pensa a come colmare lo spazio rimasto vuoto sull'altare della cappellina visto che l'originale sembra impossibile da recuperare. E chissà che ancora una volta la provvidenza ridia ai bucchianichesi il dipinto angelico che raffigurava San Camillo e il crocifisso che lo esortò a proseguire la via che Dio aveva scelto per lui. Debora Zappacosta