I NATI dopo il 2008, l'anno in cui il Palazzo della Meccanica della vecchia Campionaria esplose in una nuvola di polvere, sono già grandi abbastanza da domandarsi il perché dello strano nome di questa fermata. Per ora avranno qualcuno in famiglia capace di rispondere. Ma a quelli della prossima generazione, a chi non avrà radici milanesi, capiterà di leggere Amendola Fiera, di pensare che la M1 in effetti sbuca in piazza Amendola. Poi, quelli che della Fiera prima di Pero non avranno mai sentito parlare, si chiederanno di cosa vada tanto fiera la piazza. Della vista di tre grattacieli? Su Internet, se avranno voglia, troveranno la verità. È il futuro della vita di città. Suona meglio in inglese: the future of City Life. Di lingue straniere ne sono passate parecchie nella fedele stazione della M1 che per anni ha trascinato milioni di persone, qui aggrappate anche loro alla zattera dell'inglese nelle migliaia di commerci, esposizioni, meeting. Ora Amendola Fiera sbuca nell'anno zero di un nuovo quartiere, dove non si incontrano voci e urlano forte gli attrezzi pesanti dei cantieri. Uno sconvolgimento verticale che dalla Rossa per la verità non fa impressione. Qui c'è il riposante rumore dei treni che soffia come brezza dai tunnel, nulla filtra da fuori. Questa è l'unica stazione della Linea 1 vincolata dalla Soprintendenza. Non può essere toccata e il merito non è dei soliti Albini e Noorda, ma di Arrigo Arrighetti, il primo architetto incaricato di seguire i lavori e che, prima di essere rilevato, rese unica Amendola dotandola di un lucernaio e di un mezzanino più ampio del solito. Le dimensioni maggiorate servivano a facilitare il flusso intenso dei visitatori della fiera mentre la finestra sul soffitto è un sorprendente spiraglio di luce tra i neon del sottosuolo. Sopra, sulla strada, è un discreto cerchio di vetri attorno a cui ruotano le auto. Vicino da qualche tempo ha la compagnia di un intrico basso di tubi gialli. È arrivato nel 2006, si chiama Danza ed è un'opera di Gianfranco Pardi, scultore milanese scomparso nel 2012. Il Comune allora avrebbe voluto decorare così, con un'opera d'arte, tutte le maggiori porte di accesso alla città, ma non si trovarono i soldi. Pardi balla da solo, anche se pare che dentro City Life nascerà un parco di sculture all'aperto. L'unica per ora è il missile di Isozaki lanciato a quota 200 metri e rotti. Attende la compagnia di altre torri dalle firme famose ma col nomignolo losco da storpi banditi del West. «Lo Storto» di Hadid, metri 175, e «Il Curvo» di Libeskind, 150 metri nel 2018. Intanto sono entrati gli inquilini nelle residenze di Libeskind. Gli edifici bianchi si protendono a difesa di un invaso verde pieno di essenze, una piazza esclusiva sorvegliata da decine di telecamere. Un paesaggio incontaminato solcato da ordinati abitanti, che sembra chiuso da una cupola di vetro trasparente. Sembra il futuro immaginato dalla fantascienza anni '50, una colonia spaziale nella sua bolla, un'oasi di ossigeno sulla terra. Intorno, lungo via Monte Bianco, via Previati, via Monte Rosa, la vecchia civiltà di zona coltiva la sua onesta tranquillità nelle architetture basse, nelle villette con giardino. Che di fronte all'arrivo degli ingombranti vicini sembrano ancora più silenziose, come offese. Il chiasso qui non ha mai avuto casa, salvo qualche episodio di sana follia. Vedi all'84 di via Monte Rosa il comico palco del Derby, che finite le risate è diventato la sede del Cantiere, tra gli ultimi centri sociali milanesi scampati agli sgomberi. Oppure il Virus in via Correggio 18, che dal 1981 e per tre anni soltanto fu capitale della scena punk italiana. Il 7 settembre 1947 più che follia leggenda. Le bombe avevano raso al suolo il circuito di Monza. Attorno alla Fiera venne attrezzato un circuito di Formula 1, Gran Premio d'Italia. Pole a 1 minuto e 44 secondi. Balle di fieno e via. Vinse il conte Trossi, Alfa Romeo numero 30 davanti ad Achille Varzi. Quinta arrivò la promessa Ascari. Alla Maserati del Principe Bira, nobile e viveur del Siam, esplose il motore. Morì di infarto nel 1985, in metrò, passeggero globale del tube londinese.