Giulia Albani degli Abati Olivieri si porta la mano al cuore, gonfio di dolore e di preoccupazione. Così la scolpì Camillo Rusconi in un marmo memorabile, destinato alla di lei tomba, a Pesaro: ma durante un Ottocento provinciale, povero di soldi e di cultura, quella tomba fu smontata, e il busto venduto al Kunsthistorisches Museum di Vienna. Ma oggi Giulia non piange su se stessa, no. Piange sull'eredità più preziosa che la sua famiglia aveva lasciato alla comunità: la Biblioteca Oliveriana di Pesaro, fatta di trecentomila volumi, 400 incunaboli, quasi 3000 cinquecentine, migliaia di manoscritti, quasi mille disegni dei grandi maestri della storia dell'arte italiana, da Raffaello in giù. Piange Giulia, perché il prossimo 31 ottobre la biblioteca chiuderà. Non ci sono 25.000 euro per pagare il riscaldamento. Una generazione di pagliacci criminali ha privatizzato le aziende nazionali dell'energia senza pensare ad obbligare i nuovi padroni a fornirla gratis alle istituzioni culturali (quelle che gli stessi pagliacci chiamavano "giacimenti", e per i quali oggi predicano il mecenatismo e la sponsorizzazione) quella energia. Il presidente dell'Ente Olivieri ha confessato che la disperazione li aveva indotti a pensar di vendersi un disegno di Raffaello, pur di tenere aperta la biblioteca: come se una persona si vendesse un rene pur di continuare a mangiare. Con la differenza, però, che se l'Oliveriana chiude, non è un problema (solo) dell'Oliveriana: che in un futuro migliore potrebbe riaprire, per un'Italia meno bestiale di questa. Il problema è di Pesaro: "Se cade l'Ente Olivieri poi la città piangerà per i prossimi cent'anni", ha detto il presidente Riccardo Paolo Uguccioni. Ha ragione: ci pensi, la città di Pesaro. Non ci sarà un evento, una sagra, un festivalino da tagliare un po'? Non ci sono 25.000 euro da trovare nelle pieghe del bilancio di una fondazione bancaria? Ne vale la pena: perché Giulia non piange per il passato della sua famiglia, piange per il futuro di Pesaro.
PATRIMONIO ALL'ITALIANA - Chiusa per freddo (e per soldi)
La Biblioteca Oliveriana di Pesaro, fondata da Giulia Albani degli Abati Olivieri, sta per chiudere a causa della mancanza di fondi per il riscaldamento. La biblioteca, che contiene trecentomila volumi, 400 incunaboli e migliaia di manoscritti, è stata privatizzata e il presidente dell'Ente Olivieri ha confessato di aver pensato di vendere un disegno di Raffaello per tenere aperta la biblioteca. La città di Pesaro è preoccupata per il futuro della biblioteca e della comunità. La chiusura della biblioteca potrebbe avere conseguenze negative per la città e per la comunità. La situazione è considerata grave e la città di Pesaro potrebbe dover affrontare le conseguenze a lungo termine.
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