BOLZANO Il nuovo articolo 35 della legge urbanistica, in vigore da unno, sta bloccando decine di progetti nel capoluogo. A lanciare l'allarme architetti come Fabio Rossa e Maurizio Ambrosini. Il problema riguarda l'interpretazione «restrittiva» avallata dal Comune di Bolzano sul calcolo della cubatura ammissibile: quest'ultima sarebbe pari a zero nel caso la densità edilizia «territoriale» cioè quella dei lotti confinanti nella stessa zona di completamento abbia già raggiunto il massimo consentito dal Puc. Spagnolli prova a far inserire una modifica di legge. «Per ora il dialogo tra enti non fuBOLZANO Uno spettro si aggira nell'edilizia bolzanina: è il nuovo articolo 35 della legge urbanistica, che a un anno dall'entrata in vigore rischia di bloccare decine di progetti solo nel capoluogo. I tecnici del Comune, temendo ricorsi, propendono per un'interpretazione «dura» della regola, che di fatto vieta di sfruttare la cubatura ancora disponibile in un singolo lotto se nella relativa zona di completamento è già stata raggiunta o superata la massima densità edilizia prevista dal Puc. In allarme gli architetti. «Questo articolo di legge è contro il masterplan» afferma Fabio Rossa, mentre il collega Maurizio Ambrosini evidenzia le contraddizioni (tra capoluogo e Provincia, ma anche tra i diversi Comuni) nell'interpretazione della norma. La questione può sembrare difficile per i non addetti ai lavori, ma le conseguenze sono facilmente immaginabili anche da chi non ha una laurea in architettura. Il problema nasce con la mini-riforma dell'urbanistica, varata dalla giunta Durnwalder nel luglio 2013. Tra gli articoli modificati c'è anche il numero 35, che dimensiona gli interventi edilizi nelle zone residenziali. Il problema riguarda in particolare non le nuove aree d'espansione, ma le zone di completamento, cioè settori della città (individuati in gran parte negli anni '70) già edificati per un buon 70: di fatto, gran parte del territorio cittadino. Il quesito cui rispondere è: qual è la cubatura residua ammissibile in queste zone? Il testo precedente era un po' generico. La nuova formulazione recita così: «La cubatura ammissibile nella zona è determinata includendo gli edifici esistenti, a prescindere dalla data di realizzazione. Gli edifici esistenti vincolano le superfici pertinenziali, in base all'indice di densità edilizia vigente al momento del rilascio della nuova concessione edilizia, a prescindere dal frazionamento del lotto originario o dall'alienazione di parti dello stesso». Traducendo dal «burocratese» all'italiano, il principio generale appare condivisibile: se io ho costruito una casa all'interno di un lotto sfruttando tutta la cubatura, non ho il diritto di costruirne un'altra sulla metà vuota del lotto qualora quest'ultimo venga suddiviso in due. Il guaio è che secondo l'interpretazione autentica data dai tecnici dell'urbanistica e dall'avvocatura comunale è passata un'interpretazione ancora più restrittiva del vincolo. In parole povere: se io possiedo un lotto «vergine» o con cubatura residua, non posso comunque costruirci nulla se i lotti attorno al mio sono stati sfruttati fino a raggiungere o superare la massima densità edilizia «territoriale» ammessa in quella zona di completamento, il cui perimetro corrisponde più o meno a un isolato. E c'è di più. Il omma due del nuovo articolo 35 prescrive l'obbligo di redigere un piano d'attuazione qualora la densità edilizia superi i 3,5 metri cubi per metro quadro (valore più che normale per il capoluogo). Ciò significa tra le altre cose che, per far approvare un qualsiasi aumento di cubatura, c'è bisogno del consenso dei due terzi dei vicini. Solo disquisizioni accademiche? Non proprio, a sentire gli architetti. Secondo Fabio Rossa di Area 17 (uno dei più noti studi cittadini) «sono decine i progetti edilizi messi fuori gioco da questa norma». Il caso più noto (già al centro di un contenzioso al Tar) è quello delle due palazzine residenziali previste dalla società «Mendola uno» nel quadrante compreso tra via Amba Alagi e Corso Italia. Ma situazioni analoghe vengono segnalate anche altrove, da via Thuille a via Cesare Battisti: a essere «colpiti», in maniera trasversale, diversi costruttori. «Sulla reale portata dell'articolo 35 esistono diversi pareri legali riprende Rossa ma nel dubbio sta prevalendo la linea "prudenziale", cioè il no ai progetti. Così interpretato, l'articolo 35 è una legge "ammazza-masterplan", perché rene quasi impossibile costruire sul costruito. Gli effetti sono devastanti, perché si sommano alle restrizioni sul bonus energia e ai limiti sulle distanze. Il risultato è che ora l'edilizia in città è completamente bloccata». Allarmato anche Maurizio Ambrosini: «Noto una discrasia profonda nel recepimento di una stessa norma da parte dei diversi Comuni. afferma l'architetto . In realtà come Bolzano e Laives in particolare prevale l'interpretazione restrittiva: ancora una volta rischiamo di essere "più realisti del re" nell'attuare le regole provinciali. Forse servirebbe un mediatore per far sì che Provincia e capoluogo si capiscano meglio... L'inerzia burocratica non può soffocare un settore già in crisi». Il sindaco Luigi Spagnolli è al corrente del problema, e assieme all'assessora Chiara Pasquali sta cercando di metterci una pezza. Assieme ai tecnici è stata preparata una proposta che modifica l'articolo 23 della mini-riforma urbanistica, quello che a sua volta riformulava l'articolo 35 della legge. L'idea è quella di limitare l'applicazione della regola alle nuove zone residenziali di completamento, affrancando quelle già esistenti. La proposta è stata presentata in una delle ultime sedute della giunta comunale, e ora lo stesso Spagnolli dovrà presentarla in sede di Consiglio dei Comuni: ma non sarà facile convincere il neo-assessore all'urbanistica Richard Theiner a rimettere mano alla legge: l'ex Obmann della Svp non vorrebbe infatti mettere ulteriori rattoppi alla legge fino alla prossima riforma organica, che però arriverà non prima di un anno. Un tempo d'attesa che, forse, il settore non è più in grado di assorbire.