Basileus mette in mora la Loggia e chiede nuovi volumi Se parte il Museo si sblocca anche il ridisegno della zona Il sindaco Emilio Del Bono aveva fissato come dead line «l'estate». Forse servirà qualche settimana in più, ma una decisione andrà presa «entro settembre». Sul Musil e sul ridisegno del Comparto Milano, per lo meno la porzione «incompiuta», quella in capo alla società Basileus. Progetti dai destini intrecciati. Se si sblocca la realizzazione del Museo dell'industria e del lavoro, allora si rimette mano al piano particolareggiato dell'area racchiusa tra via Ugoni e il cimitero Vantiniano. Se la sede centrale del Musil tramonta, allora il Comparto Milano rischia di restare nel limbo, incagliato nel vicolo cieco nel quale sembra essere piombato. Il piano particolareggiato è stato approvato nel settembre 2001 e poi rivisto nel 2010. L'obiettivo era duplice: allargare a ovest il centro storico e riqualificare la fetta di città che per un secolo ha ospitato le fabbriche che hanno fatto la storia industriale di Brescia. Il piano è rimasto però a metà. Dei 157mila mq di slp, ne sono stati realizzati sì e no la metà. Sono sorti l'Ac Hotel, il Freccia Rossa, la palestra Virgin, Skyline 18, le prime palazzine di Life. Sono invece rimasti al palo tutti gli interventi in capo al compartista, la Basileus spa di Antonio Taini. Il costruttore lamenta costi di bonifica triplicati rispetto alle previsioni (ha speso più di 38 milioni) e il mercato immobiliare è crollato. Così Taini ha completato le opere di urbanizzazioni (dal ponte di via Rose al sottopasso di via Dalmazia) ma non ha intenzione di far partire gli interventi «privati», le Torri 15 e 11 affacciate su via Cassala, i condomini su via Eritrea e via Vantini, le palazzine e il polo tecnologico sul lato ovest. La convenzione che regolava i rapporti tra Basileus e Loggia è per altro scaduta da più di due anni. Il costruttore un anno fa ha scritto al sindaco, mettendo in mora la Loggia. In base a un cambio della normativa risalente al 2009, metà della spesa fatta per bonificare le aree potrebbe finire in carico all'ente pubblico. Inoltre Basileus sostiene di vantare altri crediti nei confronti del Comune. In tutto una cifra attorno ai 25 milioni di euro. Che fare? Per far quadrare i conti Taini ha prospettato alla Loggia due opzioni: o il versamento dei 25 milioni «vantati»; o l'aumento delle volumetrie. L'ipotesi progettuale è quella di costruire anche sul sedime del laminatoio dell'ex Tempini e di «rinforzare» le Torri (15 e 11) attraverso un collegamento centrale. In questo modo dagli attuali 61mila metri quadrati di slp in capo a Basileus (ancora da realizzare) si salirebbe di altri 30mila, senza però stravolgere il ridisegno dell'area e mantenendo l'indice di edificabilità a livelli sostenibili. Questa soluzione consentirebbe a Basileus di rimettere in carreggiata il proprio piano finanziario, tagliando di «almeno» 700 euro i valori degli immobili, oggi a prezzi «fuori mercato», attorno ai 3.500 euro al mq. Non è per altro un segreto che i destini della Basileus sono in mano alla Banca Popolare di Milano, l'istituto che ha finanziato l'operazione sul Comparto Milano. La Banca sarebbe pronta a entrare in un fondo immobiliare con una quota importante per portare avanti l'operazione. In passato si era fatto il nome del fondo Prelios come soggetto interessato. Si vedrà. Ma perché questo disegno si possa compiere, serve appunto che tra Basileus e Loggia si trovi un'intesa. Intesa che coinvolge anche il Musil. Le due partite viaggiano in parallelo ma, come detto, sono intrecciate. Se parte il Musil, va trovata una quadratura al Comparto Milano, sottoscrivendo una nuova convenzione tra Comune e Basileus. Un «punto fermo» andrà messo in fretta, «entro settembre» assicurano tutti i soggetti in campo. Poi, presa una decisione, ci sarà tempo per perfezionarla. I dettagli della convenzione, per esempio, andranno approfonditi all'interno della variante al Piano di Governo del Territorio. Quanto al Musil, se verrà realizzato, lo sarà per stralci funzionali, partendo dalle risorse che ci sono, i 12,5 milioni del compartista e rimandando a un secondo momento il completamento dell'opera. Se invece il Musil non partirà, oltre a perdere un «contenitore culturale», il rischio per Brescia è che quella fetta di città resti «incompiuta» per chissà quanto tempo.