L'ultimo ritrovamento, decisamente fortunato, è avvenuto lo scorso inverno. Un quadro di Fontana «Concetto spaziale 1962» sottratto dal museo Pecci di Ripa di Porta Ticinese il 12 febbraio e recuperato una settimana dopo in un'auto parcheggiata in via Stephenson. Merito di una segnalazione alla polizia locale: la vettura era in divieto di sosta. Evidentemente chi si era impossessato dell'opera ha preferito farla ritrovare, perché piazzarla sul mercato sarebbe stato troppo complicato. «Le tele più note difficilmente vengono rivendute, l'acquirente saprebbe di comprare qualcosa di illecito spiega Maria Teresa Fiorio, direttrice delle Civiche raccolte d'arte di Milano dal 1992 al 2007 . Perciò o i furti vengono effettuati su commissione, oppure le opere finiscono in giri clandestini, nascoste in luoghi insospettabili». È il caso del furto d'arte per eccellenza avvenuto in città, quello delle 28 tele sfilate dalla Galleria d'arte moderna il 17 febbraio 1975. Un colpo realizzato grazie a un custode che era anche il basista della banda. E che fece scomparire opere di Van Gogh, Cézanne, Boccioni, Balla e molti altri, per oltre due miliardi di lire. I quadri vennero rintracciati il 6 aprile dello stesso anno in un appartamento nella periferia di Milano, preso in affitto proprio nei giorni del furto. La Squadra mobile era arrivata al nascondiglio battendo tutte le strade degli smerciatori d'arte milanesi. «La fama di quelle tele era talmente eclatante che non sarebbe stato possibile rivenderle», ribadisce Fiorio. Il problema insorge quando le opere sono artisticamente importanti, ma un po' meno note. Lì si può incappare in casi di «incauto acquisto»: collezionisti che pensano di mettersi in casa opere provenienti dal mercato legale e che invece stanno foraggiando il malaffare. «Mi è successo ricorda Fiorio . Erano gli anni Novanta, dai depositi del Castello Sforzesco sparì una tavola fondo oro del Quattrocento. Venne ritrovata perché chi l'aveva acquistata ebbe un dubbio sulla provenienza e ci chiamò». Altrimenti, in genere, recuperare le opere trafugate dai musei è abbastanza raro. Basti pensare al «Ritratto d'uomo» di Modigliani, sparito dalla Pinacoteca di Brera nel 1987 e mai più ritrovato. O alla statua longobarda di Teodolinda «estratta» dalle sale del Castello sempre negli anni Ottanta, di cui si è persa ogni traccia. «Per ritrovare un'opera ci vuole fortuna continua Fiorio . Come nel caso del quadro di Francesco Paolo Michetti, sparito da un ufficio comunale e ricomparso dieci anni dopo. Fu scovato in un'abitazione privata del centro Italia dai carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale». Questo comando creato nel 1969 ha un database di milioni di opere, sempre aggiornato. «Molte tele rubate, infatti, vengono poi ritrovate: ma si tratta soprattutto di quadri sottratti alle collezioni private», spiega Carlo Bertelli, storico dell'arte e Soprintendente di Brera dal 1978 al 1984. Durante la sua direzione ci fu il clamoroso furto della Vittoria alata dal cortile della Pinacoteca. Era l'ottobre del 1978: «La statua di Napoleone con in mano la Vittoria, firmata dal Canova, era in corso di restauro ricorda Bertelli . Nel giro di pochi minuti qualcuno staccò il bullone che la teneva ferma. Non venne mai più ritrovata. Oggi per fortuna ci si può affidare di più alla tecnologia, tra telecamere e sistemi d'allarme i colpi nei musei sono in calo». Secondo i carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale di Monza dall'inizio dell'anno sono stati denunciati nove furti in musei, chiese ed edifici pubblici (escluso quello di venerdì al Castello, che fa salire il conto a 10). Lo stesso numero del 2013. E considerando i reati commessi ai danni dei privati, i furti di opere d'arte in Lombardia sono in calo del 57 per cento.