Svolta nel caso dei tre dipinti del Quattrocento rubati al Castello Sforzesco. I quadri sarebbero stati rubati venerdì e non sabato sera, quando è partita la denuncia dei responsabili del museo. Un custode aveva infatti notato l'assenza delle opere dal muro ma non ha dato l'allarme convinto che fossero stati semplicemente spostati. Un «giallo» nel «giallo», insomma. Ora ci s'interroga sulla sicurezza delle sale: possibile che nessuno sia stato in grado di dare l'allarme in tempo? E spunta l'ipotesi di un «sabotaggio» da parte di un dipendente. Davanti ai poliziotti non ha potuto negare. Quei tre quadretti del '400 erano spariti dalla sala XVII del museo del Castello già venerdì. Un custode aveva notato la parete vuota e i fili di ferro che tenevano le opere tranciati ma non ha dato l'allarme. Perché? «Pensavo che li avessero semplicemente spostati in deposito, tutto qui». La svolta nel caso dei dipinti rubati al Castello arriva al termine di una giornata di interrogatori dei poliziotti della squadra investigativa del commissariato Centro, il posto di polizia dove sabato sera intorno alle 20 i responsabili del museo hanno denunciato il furto. Le opere non sono state rubate tra la mattinata e il primo pomeriggio di sabato, come si credeva in un primo momento. Nella denuncia, infatti, i curatori della collezione avevano detto che l'assenza dei tre dipinti a tempera su legno era stata notata da un custode durante un «giro di controllo» dopo le 15 di sabato. La nuova testimonianza acquisita dagli inquirenti costringe le indagini a retrodatare il furto di almeno 40 ore. Un «giallo» nel «giallo», visto che nessuno ha dato l'allarme in tempo. E proprio sulla questione della sicurezza del museo si stanno concentrando le indagini. Possibile che in un luogo in cui sono esposte opere di valore inestimabile (anche se non è il caso delle tre tavole che valgono al massimo due mila euro ciascuna) nessuno sia stato in grado di dare l'allarme alle forze dell'ordine in tempo? La domanda è uno dei misteri dell'inchiesta che a questo punto dovrà accertare anche evenutali negligenze del personale oltre all'adeguatezza dei sistemi di sicurezza del museo. Palazzo Marino fa sapere di avere avviato un'indagine interna per capire cosa non abbia funzionato. In un primo momento i dipendenti del museo hanno detto di aver visto i quadri durante il controllo di routine all'apertura sabato mattina. Circostanza clamorosamente smentita ieri. Quanto ai tre quadri attribuiti alla scuola cremonese di fine '400 ancora nessuna traccia. Oltre alla polizia, l'indagine è affidata anche ai carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale di Monza guidati dal capitano Francesco Provenza. Gli agenti del Centro stanno analizzando i filmati delle telecamere di sorveglianza del Museo. Sono state acquisite le immagini degli ultimi sette giorni: gli investigatori sono convinti che il ladro abbia effettuato almeno un sopralluogo prima del furto e che sia fuggito in ascensore. Chi ha agito sapeva che l'area non era sorvegliata dalle telecamere e che le tavole erano fissate con un filo di ferro, tranciato con un tronchese. Ma chi può aver avuto interesse a rubare le tre opere di un valore così esiguo e commercialmente «bruciate» visto che sono pubblicate nei cataloghi del museo e quindi facilmente identificabili? «Certamente non si tratta di dipinti rivendibili nel circuito legale spiega Carlo Orsi, antiquario presidente dell'Associazione antiquari d'Italia e socio dell'Associazione antiquari milanesi . Lavoriamo in stretto contatto con il Nucleo dei carabinieri, quindi segnaliamo in tempo reale le opere sospette. In ogni caso si tratta di opere che hanno pochissima richiesta e per niente rare». Tra le ipotesi c'è anche quella di una sorta di «sabotaggio»: un dipendente infedele (nell'area museale lavora anche una coop esterna) che possa aver rubato le opere per mettere in evidenza le falle nella sicurezza. Ma gli inquirenti sono molto cauti. Forse è stato solo il gesto di un turista o di un visitatore «pazzo» per l'arte che ha voluto portarsi a casa un oggetto da museo: «Le bande di ladri professionisti, che agiscono anche su commissione, non avrebbero mai rubato opere di così esiguo valore».
Milano. Il furto al Castello è stato venerdì
I tre dipinti del Quattrocento rubati al Castello Sforzesco non sono stati rubati sabato sera, come si pensava, ma venerdì. Un custode aveva notato la loro assenza, ma non ha dato l'allarme convinto. La svolta nel caso arriva al termine di una giornata di interrogatori dei poliziotti. Le opere non sono state rubate tra la mattinata e il primo pomeriggio di sabato, come si credeva. La nuova testimonianza costringe le indagini a retrodatare il furto di almeno 40 ore. La sicurezza del museo è stata messa in discussione. Palazzo Marino ha avviato un'indagine interna per capire cosa non abbia funzionato.
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