In questi giorni si chiude al Museo d'Arte moderna di Parigi, in Francia, una straordinaria mostra dedicata a Lucio Fontana. Un'esposizione che ha riscosso un grande successo e che racconta a un pubblico internazionale quella che è stata una grande stagione artistica, ma non solo, della città di Milano. In questi giorni si chiude al Museo d'Arte moderna di Parigi una straordinaria mostra dedicata a Lucio Fontana. È una mostra che ha riscosso un grande successo e racconta a un pubblico internazionale una grande stagione di Milano. Ad esempio è stato ricostruito l'Ambiente spaziale, la storica installazione realizzata nel 1949 alla Galleria del Naviglio, installazione che aveva consacrato Milano come avamposto dell'innovazione artistica in quegli anni. Fontana era nato in Argentina da papà italiano e mamma sudamericana, ma la sua vita artistica ebbe come centro Milano e in particolare il mitico studio di corso Monforte, dove venne immortalato da tanti grandi fotografi e da Ugo Mulas in particolare. Quella parigina è una mostra che sarebbe stato bello vedere a Milano, per la qualità altissima dei prestiti, per i tanti filmati rari e inediti, e per la documentazione di tutta la parabola di Fontana. Tra i prestiti ce n'è uno che fa un po' sussultare: è il monumentale «Torso italico», un capolavoro in ceramica del 1938, che sino a pochi anni fa era visibile nell'atrio di un condominio milanese, in via Panizza 4, di proprietà degli eredi dell'architetto Giancarlo Palanti (un'opera importante a cui uno dei curatori della mostra parigina, Paolo Campiglio, ha dedicato un libro in uscita da Scalpendi). Lì l'aveva vista, solo nell'agosto di due anni fa, il giornalista del Corriere realizzando un bel servizio sulle opere di Fontana a Milano. Oggi quella scultura è in mostra a Parigi come proprietà di una grande galleria tedesca, che in questi anni ha raccolto tanti pezzi eccezionali, in particolare del Fontana ceramista. Certo, desta rimpianto questa perdita, avvenuta quasi in contemporanea con il ritiro, da parte dei proprietari, delle due bellissime sculture che facevano il vanto del cinema Arlecchino. Sono tutte opere che documentano un momento davvero alto della cultura milanese, in cui artisti d'avanguardia erano coraggiosamente chiamati a interventi importanti nel tessuto della città, per quanto su commissione di privati. Fontana ha lasciato molti di questi segni, dalle decorazioni sul condominio di via Senato, alle balconate ceramiche in via Lanzone, dal soffitto della sede dei Carabinieri in via delle Fosse Ardeatine, sino al bassorilievo con Santa Margherita Alacoque e alla via Crucis in San Fedele. E l'elenco potrebbe continuare a lungo. Milano ha certamente reso un giusto riconoscimento alla grandezza di Fontana dedicandogli la grande sala del Museo del 900 che si affaccia su Piazza Duomo e che suggestiona, con quel suo fantastico neon volante, chiunque dalla piazza alzi lo sguardo. Ma per raccontare la città ai tanti che verranno a scoprirla per l'Expo, rendere più visibile la presenza nevralgica di questo grande artista sarebbe strategia molto efficace. Per dimostrare come la forza di Milano sia stata quella di saper integrare pienamente nel proprio tessuto anche intelligenze innovative e audaci, come quella di Lucio Fontana.