«Valorizzare la bicromia delle facciate» Riportare la Galleria alla sua versione originale. Con la «bicromia» delle facciate, divise tra il colore chiaro dell'intonaco e quello ocra delle decorazioni. Proprio come l'aveva immaginata e realizzata l'architetto Giuseppe Mengoni 150 anni fa. È questo l'obiettivo del restauro in corso all'interno dell'Ottagono, sponsorizzato dalle griffe Prada e Versace con 3 milioni di euro e seguito passo passo da Comune e Soprintendenza. Parola dell'architetto Daniela Fiocchi, 56 anni, che sul cantiere ha il ruolo di progettista e direttore dei lavori di restauro: «A marzo, quando il ponteggio verrà rimosso, i milanesi potranno vedere il Salotto della città così come era stato pensato dal suo ideatore». Già adesso la differenza è lampante: il braccio restaurato (quello che va da piazza Scala all'Ottagono) è più chiaro e luminoso rispetto agli altri. «La sporcizia e il tempo hanno ingiallito tutte le facciate, eliminando di fatto la "bicromia" pensata dal Mengoni spiega Fiocchi . In questi mesi siamo riusciti a risalire ai colori originari attraverso lo studio delle fotografie e delle relazioni storiche, attraverso una serie di analisi chimiche e di studi stratigrafici. Un lavoro lunghissimo che però sta riuscendo: ora stiamo riproducendo le stesse tonalità della Galleria originale». Oltre che bella da vedere, la «bicromia» è molto importante anche perché fu uno degli elementi che portarono la commissione giudicatrice a scegliere il progetto del Mengoni: «Nel 1861, al tempo del secondo concorso per la Galleria aperto solo agli architetti, i giudici segnalarono al consiglio comunale il progetto del Mengoni definendolo il migliore anche per la "sapiente policromia" delle facciate», racconta Daniela Fiocchi. Ecco da dove viene il desiderio di recuperare quelle sfumature cancellate dagli anni. Ma c'è di più. Studiando la Galleria sono emersi diversi collegamenti con l'arte dell'epoca: «Il passage milanese è legato alle Esposizioni universali: quella di Londra, nel 1851, era stata costruita con strutture in ferro e vetro. A Parigi in quegli anni viene realizzata anche la biblioteca di Sainte Geneviève: mura sovrastate da una volta in ferro e vetro. Il Salotto del Mengoni riprende quella poetica: facciate neoclassiche "ammodernate" da una copertura ariosa ragiona Fiocchi . E tre anni dopo l'inaugurazione definitiva della Galleria, avvenuta nel 1878, Milano ospita l'Esposizione universale». Oltre al legame con il moderno, però, l'opera del Mengoni dimostra anche un rimando all'antico. «Per la precisione, all'ottagono che si trova sotto al Duomo, il battistero di San Giovanni alle fonti: un monumento meno noto ma importantissimo, risalente al quarto secolo dopo Cristo. Il collegamento tra i due ottagoni non si ritrova nei progetti del Mengoni, ma lo possiamo fare noi oggi, a posteriori: il tempio borghese e commerciale di Milano che si raccorda nella forma al tempio sacro in cui Ambrogio battezzò Sant'Agostino», spiega Fiocchi. I tempi ora sono fondamentali: entro il 7 marzo, 150 anniversario dalla posa della prima pietra in Galleria, «dobbiamo assolutamente finire i lavori». Poi bisognerà predisporre un piano di «manutenzione programmata e periodica» per mantenere nel tempo il risultato del restauro.