Le opere del Quattrocento sottratte dalla Pinacoteca Tre quadri tempera su legno della scuola cremonese di fine '400. Erano appesi nella sala 17 del Museo del Castello Sforzesco. Sabato, durante l'orario di visita, qualcuno ha tolto le opere dai supporti ed è sparito. Nessuno s'è accorto di nulla fino al pomeriggio. La sola certezza è che chi ha rubato le tre tavole della fine del Quattrocento sapeva perfettamente cosa fare e come muoversi all'interno delle sale del Museo. Era sicuro, ad esempio, che la telecamera di sorveglianza della stanza 17 non poteva riprendere quel «punto cieco» dove si trovavano le tre opere quasi identiche dipinte a tempera su tavole di legno un tempo destinate ad ornare i soffitti a cassettoni dei palazzi tardo medievali e rinascimentali. Conosceva il sistema con il quale le tavole erano state fissate al cartongesso: un gancio nella parete e un filo di ferro di una decina di centimetri collegato ad una vite come ulteriore sostegno. Filo che oggi è lì, ancora attaccato al muro ma tranciato di netto con un tronchese. Arnese portato appositamente nel Museo, così come lo zaino o il borsone con il quale il ladro (o i ladri? ) è entrato e uscito indisturbato. Magari sfruttando l'ascensore di servizio che si trova proprio nella sala. Di certo, per arrivare all'altezza delle tre piccole opere (30 centimetri per 30) deve essere salito in piedi sulla cassapanca antica che ora resta lì, sulla piccola pedana che fa da cornice alla parete spoglia. Il ladro del Castello Sforzesco, insomma, sapeva quello che faceva e aveva effettuato almeno un sopralluogo nel Museo prima di colpire. Per gli inquirenti del commissariato Centro ai quali Laura Basso, curatrice del Museo ha denunciato il furto sabato sera intorno alle 8 e per i carabinieri del Nucleo tutela patrimonio artistico di Monza guidati dal capitano Francesco Provenza, tutto è durato non più di un paio di minuti. Pochi istanti per sfuggire al controllo dei sei custodi presenti in quel momento al primo piano del Museo e scappare senza lasciare tracce. O forse no, visto che tutta la zona (meno che la parte di sala dove si trovavano le tre opere) è piena di telecamere ed è praticamente impossibile fuggire senza essere ripresi dai video. Ma l'analisi dei filmati, acquisiti dalla Scientifica già sabato sera, non inizierà che oggi, quando arriveranno le deleghe dalla Procura. Bisognerà capire anche l'arco temporale durante il quale è stato commesso il colpo: alle 9 di sabato mattina, all'apertura, i tre quadri attribuiti alla scuola cremonese di fine '400 erano al loro posto. Alle 15 uno dei custodi s'è accorto che le tavole erano state rimosse e ha avvisato i superiori. Solo intorno alle 19 i responsabili del Museo hanno chiarito che nessuno aveva asportato «legalmente» le opere per restauri o riparazioni. Si tratta di una serie di 32 opere di proprietà del Comune delle quali solo sei erano esposte, più per ricostruire il contesto storico degli arredi di fine '400 piuttosto che per il valore artistico. Da Palazzo Marino, che ha assicurato i quadri per 25 mila euro ciascuno, si parla di «un furto su commissione». Per gli inquirenti, sembra più il gesto di un collezionista senza scrupoli o di qualcuno che si muove nel sottobosco di antiquari e rigattieri. «Di certo nel Museo si trovano opere ben più costose, ma sono tutte ben custodite e protette da allarme». I tre dipinti non erano «allarmati» e questo il ladro lo sapeva con certezza. Forse il solo dettaglio trascurato è stato quello più importante: il valore delle opere. «Non hanno un grande rilievo storico-artistico ha spiegato la responsabile dei Musei del Castello, Francesca Tasso . Il valore di mercato può aggirarsi al massimo sui due mila euro, ma sono opere pubblicate nel catalogo, quindi riconoscibili e praticamente impossibili da rivendere».
Milano. Rubati tre dipinti dal Castello
Sabato sera, tre opere del Quattrocento sono state rubate dalla Pinacoteca del Castello Sforzesco a Milano. Le opere, appese nella sala 17, sono state tolte dai loro supporti e sono sparite. Il ladro sapeva perfettamente cosa fare e come muoversi all'interno del museo. Le opere erano state fissate al cartongesso con un gancio e un filo di ferro, che il ladro ha tranciato con un tronchese. Il ladro ha usato un arnese e un zaino per entrare e uscire dal museo senza essere visto. Gli inquirenti pensano che il ladro sia un collezionista senza scrupoli o qualcuno che si muove nel sottobosco di antiquari e rigattieri.
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