Bigotti. Semplicemente bigotti. Bigotto talebano Tomaso Montanari. Bigotto ipocrita Salvatore Settis, il quale aveva fatto chiedere i Bronzi di Riace per la sua mostra «La forza del bello» dal direttore di Palazzo Te, Chicco Voceri (disponibile a testimoniarlo). Bigotto, campanilista, Marco Magnifico, per il quale «perché mai i Bronzi, in tanta ricchezza» di Milano? Bigotto contraddittorio l'assessore alla Cultura del Comune di Milano Filippo del Corno: «Non abbiamo bisogno dei Bronzi di Riace a Milano». E allora perché scomodare Van Gogh da Amsterdam ? Abbiamo forse bisogno di lui ? Bigotta istituzionale la Gisella Capponi, direttrice dell'Istituto del Restauro. A tutti risponde, su Repubblica , colui che dovrebbe essere, per esperienza e scuola, il vero direttore di quell'Istituto, Bruno Zanardi, con una affermazione spiazzante: «Una società scientifica, in grado di mandare un uomo sulla luna, non può non essere altrettanto in grado di mandare una statua o un dipinto da Milano a Roma, piuttosto che da Messina a New York». Una lapide. Con l'aggiunta di alcune inquietanti osservazioni sull'accanimento terapeutico che ha portato in trent'anni a restaurare tre volte i malcapitati bronzi, il cui stato originale e la cui resistenza, si misurano in un filmato di Folco Quilici quando furono scoperti. Lo descrive bene Bruno Zanardi nel suo recente libro «Un patrimonio artistico senza» (Skira): «Entro nel Museo archeologico, deserto nonostante sia colmo di pezzi importantissimi e bellissimi. E chiedo a uno degli infiniti custodi: "I Bronzi di Riace ?". Lui allarga le braccia e risponde: "Non li trova. Sono in restauro da un paio di anni. E' il terzo dal 1980. Io sono solo un custode, ma secondo me, che li vedevo tutti i giorni, erano perfetti. Bastava spolverarli. Roba di una settimana. E di qualche centinaio di euro. Invece la Sovrintendente, un'archeologa, ha fatto fare un restauro. Spendendo un milione di euro o giù di lì. Con grandi titoli sui giornali e trasmissioni televisive, soprattutto locali, ma anche nazionali. Scusi lo sfogo. Mi rendo conto che se una cosa la spolveri e basta, senza spendere nulla, c'è una probabilità su un miliardo che tu vada in televisione e sui giornali. Ma, a buon senso, non crede anche lei che restaurare una volta ogni 15 anni lo stesso manufatto, più che benefici, produca danni, oltre a essere uno sperpero di danari pubblici ?». Su questo punto si dovrebbe aprire un'inchiesta, dai risvolti anche penali. Ora la questione è semplice. Non occorre nessuna commissione per confermare che il bronzo è fatto per resistere al tempo. Di tutti i materiali dell'arte è il più durevole e inalterabile rispetto a vetri, terrecotte, tavole, tele e carte, che ogni giorno si trasportano senza pericoli. La Commissione serve soltanto a confortare il parere arbitrale e monocratico del ministro. In realtà oltre alla valutazione oggettiva di Zanardi, è sufficiente una considerazione. Hanno viaggiato, i Bronzi, da Reggio a Firenze, per il primo restauro? E hanno viaggiato, da Firenze a Roma, per la grande mostra voluta per il Quirinale da Pertini, quando, alla presenza di Melina Mercouri, ministro della Cultura greco, furono solennemente esposti simboli della «democrazia», nel mondo, non in Calabria. Non lo sono più? Magnifico e Del Corno preferiscono, come un Goldin qualsiasi, Van Gogh a Milano? E hanno viaggiato, da Roma a Reggio, in tempi di minore sofisticazione tecnologica ? Risulta che abbiano patito traumi ? E non ci sono ancora le casse con cui furono amorevolmente trasferiti? Vien da pensare che per i Bronzi si applichi lo stesso criterio della sentenza Andreotti. Loro trasportabili fino al 1981, così come lui mafioso fino a quella data, e poi assolto dal 1981 in avanti. Il metodo è lo stesso. I Bronzi non erano tanto fragili da essere inamovibili fino al 1981, sono diventati fragili e intrasportabili dal 1981 in avanti. In assoluto non sono molto invecchiati, conservando la loro tempra forte. Nel 1981 avevano 2.481 anni, oggi ne hanno 2.503. Sono gli stessi, forti e guerrieri. Come dice Orazio: «Aere perennius». Per confortare l'assioma di Bruno Zanardi, stavo, in questi giorni, con amici sottili, meditando di rispondere, oltre le ideologie e i pregiudizi, alle preoccupazioni variamente manifestate con un capolavoro tecnologico: attrezzare, come un letto con ammortizzatori ad acqua, un vagone ferroviario che, senza scosse e urti, più sensibili per via di terra, porti in 7 ore i bronzi da Reggio a Milano. Benché delicati, non potranno esserlo più della principessa sul pisello.
Ma i bronzi non sono principesse sul pisello
Il testo discute la restituzione dei Bronzi di Riace al Comune di Reggio Calabria. L'assessore alla Cultura del Comune di Milano, Filippo del Corno, ha espresso la sua opposizione alla restituzione, affermando che non ha bisogno dei Bronzi a Milano. L'autore del testo, Bruno Zanardi, risponde a Del Corno, sostenendo che la società scientifica che ha mandato un uomo sulla luna può anche mandare una statua o un dipinto da Milano a Roma. Zanardi critica la decisione di restaurare i Bronzi più volte, che ha comportato spese elevate e danni al materiale. Egli sostiene che i Bronzi sono fatti per resistere al tempo e che non hanno bisogno di essere trasportati o restaurati.
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