I tetti, le cupole e i monumenti. Poi anche la giungla, abbandonata a se stessa e al degrado. È quello che resta del Belvedere del Gianicolo, che al di là del gioco di parole così tanto bello ormai non è più. E non importa che si tratti di uno dei posti più battuti al mondo per il panorama che offre, il colle con vista su Roma è devastato: sommerso da una discarica di rifiuti e sporcizia lasciati marcire al sole. Si parte da piazzale Giuseppe Garibaldi, e si scende per il cammino sterrato che costeggia lo spazio dedicato al cannone e l'orto botanico. Lungo il declivio ha inizio lo spettacolo. La natura è completamente inselvatichita, bisogna farsi spazio tra i rovi e gli arbusti lasciati inaridire per proseguire. Ed ecco lo scempio: stracci, cartacce, pezzi di vetro, bottiglie, resti di cibo e stoviglie di plastica. Il sentiero dei turisti e delle coppie più romantiche, la notte, probabilmente, viene utilizzato per bevute e festini e ridotto ad immondezzaio. Nel percorso si trovano cicche, vestiti, scatoloni di detersivi vuoti, carcasse di macchine arrugginite, parafanghi. Gli odori sono nauseanti. In mezzo alle fratte riemergono anche pezzi di panchine in marmo, sradicate, forse ad indicare una vecchia discesa panoramica attrezzata. E infine i muretti, imbrattati da scritte con bombolette spray e tag di writers. Ma l'incuria si spinge oltre, fin sopra le terrazze del grande memoriale del Risorgimento. Lo stesso piazzale Garibaldi è utilizzato come dormitorio, da chi sceglie di riposarsi all'ombra dei mezzibusti di Carlo Pisacane e degli altri garibaldini. Brandina portata da casa, asciugamano, un libro e musica in cuffia, proprio sotto gli occhi delle moto civette dei vigili urbani in presidio vicino alla statua equestre del combattente. Tra i turisti, affacciati in attesa dello sparo del cannone di mezzogiorno, aleggia stupore misto a incredulità. «Come è possibile che il grande parco del Gianicolo, il teatro dell'eroica difesa della Repubblica Romana contro i francesi, nonché il balcone con uno dei panorami più belli della Capitale versi in tale stato di abbandono?», sembrano dire. Ma c'è anche di più. Camminando lungo passeggiata del Gianicolo c'è piazza Anita Garibaldi, diventata un ricettacolo di sporcizia e rifiuti gettati per strada dai passanti, senza troppa cura. Fino al Belvedere 9 febbraio 1849, riqualificata solo nel 2011 nell'anno del centocinquantesimo anniversario dell'Unità d'Italia. Proprio a ridosso del muro della «Costituzione della Repubblica Romana», un'altra isola di degrado: montagne di immondizia, strabordanti dai secchioni, mai svuotati e mai raccolte, cartoni di pizza, piatti, lattine di birra e bottiglie di vino. È il nuovo spirito del Gianicolo, quello del bivacco, della baldoria notturna e delle feste a base di alcol a prendere il sopravvento. Piazza, dopo piazza, fino a conquistare cima e pendici dell'intera collina. Dalla devastazione non si salva neanche il piazzale del Faro. Il monumento degli italiani emigrati in Argentina per rendere omaggio alla Patria a 50 anni dalla riunificazione del Regno, appare come un cantiere, recintato dalla tipica rete arancio dei lavori in corso, in questo caso però difficili da individuare. Le grate che una volta circondavano il Faro per impedirne l'accesso sono smontate e appoggiate al muro, legate a un lampione della luce da molto tempo sembra, vista la ruggine sulle catene. E il monumento si trasforma nell'ennesima oasi spazzatura nel raggio di pochi metri. Sui gradoni alla base del monumento sono, infatti, seduti turisti, fermi ad ammirare i tetti della città. E accanto cocci di vetro di bottiglia. Per terra è accatastato ancora una volta di tutto, comprese scatole vuote di fuochi d'artifìcio dimenticati ormai chissà quanti mesi fa. Nell'antichità Il Gianicolo, situato in territorio etrusco, sarebbe stato occupato e annesso a Roma da Anco Marzio che l'avrebbe fortificato e collegato alla città tramite il Ponte Sublicio. Nel 477 a.C. passò ai Veienti, che vi stabilirono un fortilizio. Fu riconquistato l'anno dopo dai romani. L'età garibaldina Nel XVII secolo il colle fu incluso nelle mura di Urbano VIII e urbanizzato. Fu teatro nel 1849 della difesa della Repubblica Romana contro i francesi chiamati da Pio IX a riprendergli Roma. Dopo l'Unità d'Italia, divenne un grande parco pubblico e memoriale del Risorgimento. Oggi Oggi dal colle del Gianicolo si può godere di una delle migliori viste della città. Le terrazze sono frequentate da migliaia di turisti e romani in cerca di panorami mozzafiato. E incuriositi dallo sparo, a salve, del cannone (Pi dal 1904 ma ripristinato nel 1959) a mezzogiorno in punto.
GIANICOLO, RIFIUTI E DEGRADO. IL RISORGIMENTO ABBANDONATO. Bivacchi, barboni e alcol circondano piazzale Garibaldi
Il Belvedere del Gianicolo, un colle a Roma, è stato devastato da una discarica di rifiuti e sporcizia. Il sentiero dei turisti è stato trasformato in un luogo di abbandono, con stracci, cartacce, pezzi di vetro e bottiglie. La natura è stata inselvatichita e gli odori sono nauseanti. Il monumento del Risorgimento è stato utilizzato come dormitorio e il piazzale Garibaldi è stato trasformato in un luogo di festa e bevute. La devastazione si estende anche al Faro, un monumento agli italiani emigrati in Argentina, che è stato recintato e trasformato in un cantiere.
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