L'assessore alla Cultura del Comune di Milano: "Opere di scarso valore artistico" Milano, 24 agosto 2014 - «Il furto al Castello Sforzesco? La procedura di allarme va rivista. E apriremo una riflessione anche sul rafforzamento dei sistemi di sicurezza». L'assessore comunale alla Cultura Filippo Del Corno commenta così la sparizione delle tre tavolette di legno del Quattrocento dalla Pinacoteca sforzesca. Assessore, l'allarme alle forze dell'ordine è stato lanciato più di cinque ore dopo il momento del furto. Troppo tardi? «I responsabili della Pinacoteca del Castello hanno seguito una procedura standard, un protocollo che prevede che prima vada verificato se le opere non siano state spostate in un'altra area dell'edificio e poi che le stesse non siano ancora all'interno del Castello. Una procedura che va certamente rivista. Come osservano giustamente le forze dell'ordine, in questi casi è molto importante che l'allarme sia lanciato in tempi rapidi. Cambieremo il protocollo, anche se questo comporterà il rischio di qualche falso allarme». Che idea si è fatto del furto? «Le risposte finali dovranno essere fornite dalle forze dell'ordine, che sono già al lavoro per individuare i responsabili e riportare le tre tavolette al Castello. Intanto qualche considerazione si può fare. Innanzitutto va detto che le opere trafugate hanno uno scarso valore artistico, ne hanno uno solo documentale». Che fa, minimizza? «Assolutamente no. Ma è una considerazione che va fatta: non ci troviamo davanti a opere di grande valore artistico. Credo che si tratti di un furto mirato, su commissione, visto che quelle opere non potrebbero che essere vendute illegalmente. Qualcuno aveva la forte volontà di entrare in possesso proprio di quelle tre tavolette. Sì, perché trafugarle richiedeva un'azione di una certa complessità. Le tre opere erano messe in sicurezza in quanto aggangiate a cavi d'acciaio. Per portarle vie è stata necessaria una forzatura». Il sistema di sicurezza e di allarme ha delle falle? «Da quando, nel 2010, è avvenuto un furto anche al Museo d'Arte Moderna di Parigi, mi sono persuaso che qualsiasi sistema di sicurezza, se c'è una forte volontà di rubare un'opera, può essere messo fuori uso. Per quanto riguarda il furto avvenuto al Castello, però, va detto che ci sono zone maggiormente controllate e altre un po' meno. Dipende dal valore delle opere su cui vigilare. È una cosa che accade in ogni museo del mondo. Ad aumentare la possibilità di furti, poi, contribuisce anche un altro fattore». Quale? «Noi stiamo lavorando da anni per far aumentare il numero di milanesi e turisti che visitano i luoghi culturali più importanti della città. E ciò sta avvenendo. Ma l'aumento dei visitatori accresce anche il rischio di furti. Detto questo, ripeto, non voglio minimizzare. Si tratta di un episodio grave. Ogni opera esposta nei nostri musei ha una sua dignità». I sistemi di sicurezza al Castello vanno rafforzati? «Una riflessione va aperta. Lavoreremo per rafforzare i sistemi di sicurezza dove necessario».