LO HANNO fatto senza chiudersi in una dimensione confessionale, ma favorendo lo scambio con le altre espressioni non solo religiose del nostro Paese. Questo percorso si è articolato in diverse tappe, con radici nei secoli passati. Nell'ambito della formazione e dell'educazione si inscrive l'origine nella prima metà dell'Ottocento di una biblioteca destinata a studenti e pastori: una biblioteca che oggi dispone di un rilevante patrimonio di interesse generale. Seguì la fondazione nel 1881 della Società di Studi valdesi e del Museo, cui si aggiunsero diverse altre realtà, oggi coordinate dal Centro culturale valdese (1989). A questi istituti si affiancano, a Torre Pellice, l'Archivio storico della Tavola valdese e, a Roma, la facoltà di Teologia. Le istituzioni culturali hanno modificato nel tempo i loro obiettivi. Nell'Ottocento era prioritario aprire una nuova stagione per la ricerca storica su una minoranza evangelica per lo più sconosciuta agli italiani. Occorreva inoltre promuovere una riflessione sul protestantesimo, riscoprendone origini, peculiarità, rapporti internazionali. I risultati non sono certo mancati e hanno contribuito a considerare la stessa storia italiana in una luce nuova. Legami con il mondo protestante europeo, tradizioni culturali originali e non chiuse in una asfittica dimensione confessionale, sono emersi quali frutti di un complessivo ripensamento che ha coinvolto la stessa storia religiosa e politica dell'Italia. I convegni storici che ogni anno si tengono a Torre Pellice in conclusione del Sinodo rappresentano un luogo abituale per gli studiosi, e non solo. Nel tempo, storici e non storici, italiani e stranieri, protestanti e non protestanti, credenti e laici si sono familiarizzati con questo appuntamento. Come si colloca tutto ciò nella situazione di oggi, a fronte della crescente distanza fra l'auspicato rinnovamento nella gestione del patrimonio culturale e la crisi strutturale degli istituti e soggetti che se ne occupano? In tale contesto di difficoltà, valdesi e metodisti mettono fra le loro priorità l'attività di ricerca, conservazione, comunicazione della cultura. Indicano tra le loro opere fondamentali la cura del ricco patrimonio fatto di edifici, luoghi, libri, documenti, oggetti, memorie per una sua consapevole valorizzazione. Cercano di attualizzarne la conservazione e l'uso sfruttando le tecnologie che operano nell'ambito della comunicazione, per fare sì che tale patrimonio non resti autoreferenziale. L'obiettivo è trovare canali adeguati per spiegare al Paese che i beni culturali della minoranza metodista e valdese sono tasselli di una memoria collettiva. Ciò significa attivare un approccio integrato al patrimonio storico, così da mettere in relazione gli archivi di chiese e persone con gli oggetti usati e appartenuti a questi soggetti, i libri che ne parlano o i libri da loro scritti, le loro fotografie, i luoghi e i contesti nei quali furono attori. Tale gestione integrata si sta realizzando con strumenti informatici di alto livello, che permettono la raccolta delle informazioni, la loro intersezione e la comunicazione in rete. Lo scopo è di offrire risposte a utenti di vario grado: dai ricercatori ai turisti, dagli amministratori pubblici alle imprese che operano sul territorio. L'impegno per la cultura ha trovato recente conferma nella collaborazione con il ministero dei Beni e delle attività culturali e del Turismo, tramite il protocollo firmato nel luglio 2013. Tutto ciò, è bene dirlo, senza costi per il contribuente. L'investimento in cultura assorbe infatti una quota importante del contributo dell'8 per mille, che, è utile ricordarlo, viene totalmente speso per finanziare progetti culturali e sociali. I costi del culto e del sostentamento dei pastori sono invece a carico della Chiesa valdese. Una scelta di rigore politico, che si vorrebbe condivisa dagli altri enti religiosi che fruiscono dell'8 per mille; un modo, questo, con cui valdesi e metodisti restituiscono agli italiani ciò che gli italiani danno a loro.
Documenti, oggetti, libri, fotografie così la cultura protestante va in rete
Il testo descrive il ruolo della Chiesa valdese e metodista nella gestione del patrimonio culturale italiano. Le istituzioni culturali, fondate nel XIX secolo, hanno contribuito a promuovere la ricerca storica sulla minoranza evangelica e a riscoprire le origini e le peculiarità del protestantesimo. Oggi, le istituzioni culturali valdesi e metodiste continuano a lavorare per la conservazione e la valorizzazione del patrimonio culturale, utilizzando le tecnologie della comunicazione per rendere accessibili i beni culturali al pubblico. La collaborazione con il ministero dei Beni e delle attività culturali e del Turismo ha permesso di finanziare progetti culturali senza costi per il contribuente.
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Bene culturale
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