Di lassù il mare era più blu, la vista un incanto. La villa sovrastava Beaulieu e spaziava sulla Costa Azzurra: qui viveva, nel clima favorevole all'enfisema polmonare di cui soffriva, Alberto Burri, forse il più grande artista italiano del dopoguerra, con la moglie Minsa Craig, sottilissima, evanescente cino-americana. Lui ti riceveva, parlava d'arte, e ti esibiva i numerosi Cretti bianchi e neri, che aveva creato in breve tempo. Erano decine e decine, alcuni enormi, allineati l'uno contro l'altro, dietro la porta di ingresso fino al piano di sopra. «Non abbiamo figli, ripeteva Bum, i quadri sono i figli miei e di Minsa, così come li vedo nelle aste in girò per il mondo». Aveva un senso stupefacente dello spazio, della materia e dei colori. Luì morì nel '95 a 80 anni, alla scomparsa della moglie, nel 2003. non si trovò più nulla: tutte quelle opere, compreso un magnifico Sacco di 3 metri (valore circa un milione di euro) in camera da letto, erano scomparse, insieme con libri, gioielli, carte. Ne è nato un «caso Burri», complicato anche da un conflitto per l'eredità. Il Time pubblica questa settimana parte della storia, sotto il titolo «Disappearing Act», proprio nell'anno in cui si celebrano i 90 anni dalla nascita e 10 dalla morte a Città di Castello e in tutto il mondo si organizzano mostre, mentre il Guggenheim o il MoMa di New York, il Centre Pompidou, la Tate Gallery, si contendono a milioni di euro le opere rimaste sul mercato. Il mistero delle sparizioni è venuto a galla quando Città di Castello, luogo natale di Burri, ha deciso di organizzare una mostra, due anni fa: si aspettavano più di 30 opere provenienti dalla villa di Beaulieu, ma non arrivarono mai. A quel punto si sono messe in moto la polizia italiana e quella francese. Si teme che almeno una trentina di opere di questo genio, laureato in medicina all'Università di Perugia, che scoprì la vocazione artistica durante la prigionia americana (a Hereford, Texas), quando iniziò a comporre opere con materiali poveri - come i sacchi -, e dopo la guerra venne scoperto da Lucio Fontana e Piero Manzoni, siano sparite nelle mani di collezionisti americani, fra Los Angeles e Miami. La Fondazione Albizzini, che gestisce il patrimonio artistico di Burri, presieduta dal critico Maurizio Calvesi e dall'amico dell'artista, Tiziano Sarteanesi, ha denunciato appunto nel 2003, per due volte, la sparizione ai carabinieri del Nucleo recupero Opere d'arte. Racconta l'avvocato Italo Tomassoni, di Foligno, amico di Burri, che difende la Fondazione Albizzini: «Circa un mese dopo la scomparsa di Minsa Craig Burri, ci recammo, anche con Calvesi e Sarteanesi, ma soprattutto con il permesso delle autorità italiane e di quelle francesi, a Beaulieau per verificare ciò che sapevamo esserci. Entrando non trovammo nulla, la casa era spoglia, tutto sparito, (compresi i regali per Natale alla moglie con dediche, dal valore storico) salvo la Tv, libri, alcuni dei documenti, nessun quadro». Fecero una prima denuncia contro ignoti, poi un'altra più estesa e dettagliata; si venne a sapere che la polizia francese già si era occupata del caso e un primo gruppo di opere risultava passato da Marsiglia e trovarsi a Miami. I sospetti sono diversi, ma il caso vuole che i Burri avessero vissuto a Los Angeles, dove Minsa ha un fratello, James Craig, 85 anni, che pretende la quota legittima dalla sorella, secondo le leggi del suo paese. Non appare in prima persona, agisce attraverso avvocati francesi, che hanno studi a Parigi e a Roma. Indispensabile è rendere nulli i due testamenti, di Alberto Burri e di Minsa Craig, così da ottenere la revisione totale e dunque una cifra colossale, viste le quotazioni sui mercati internazionali delle opere di Burri, coi galleristi e i musei internazionali affamati di opere del ritroso Maestro umbro. Le opere, al contrario, alla Fondazione Albizzini di Città di Castello rimarranno alla vista di tutti, senza poter esser vendute. Come finirà? Se lo chiedono tutti, ogni soluzione è possibile, mentre i Carabinieri proseguono le ricerche. Tutti in attesa delle prossime mosse, con la fondazione che tende a sdrammatizzare ufficialmente, per non spaventare i visitatori, mentre sta per inaugurarsi a Firenze una mostra dedicata a Burri e mentre la sua città si appresta a costruire piazza Alberto Burri, così come lui l'aveva sognata e progettata.