A leggerle da qui, sotto l'Appennino oggi stranamente imbronciato tanto che i verdi infiniti ammorbidiscono i loro confini e sembrano dare più significato al silenzio, tutte le dispute su «Brescia città della cultura» sembrano un po' ripetitive quanto a temi, proposte, autocandidature più o meno velate, pallidi consensi, passeggiate in cerca di rane nei fossi della Bassa. Si era partiti dagli Stati Generali lanciati da queste colonne, che a me sembravano una scelta giusta perché alta, articolata, dai polmoni pieni e mi pare invece che ci si avvii nuovamente al cicaleccio un poco corporativo e carente di senso della collettività. Ma la ripresa autunnale sarà più generosa, non ne dubito. Intanto, qualche giorno fa, abbiamo bucato l' Appennino e siamo andati al di là, attratti dal titolo di una mostra di cui si parla molto, mi dicono. Titolo: «Da Giotto a Gentile» con le congiunzioni piccolissime rispetto al nome dei due Maestri. Sempre piccolina la didascalia: «Pittura e scultura a Fabriano fra Duecento e Trecento». A cura di Vittorio Sgarbi (una misura giusta, sì). Un titolo così viene da una cultura irrimediabilmente astuta oltre che ricca e vera. Evidentemente. Perché il risultato è una morbida, impeccabile, persino commovente passeggiata tra dipinti e sculture firmate quasi esclusivamente da artisti sconosciuti al grande pubblico anche se ampiamente descritti da chi di dovere che non sarebbe accorso, come sta meritatamente accadendo, se il titolo fosse stato diverso. Ma stia tranquillo il visitatore, perché in conclusione si troverà di fronte a tre o quattro cose di Gentile, ultima la Madonna dell'Umiltà che ci fa piangere di rabbia su quel che accade nel mondo. Il catalogo pesa un quintale e costa 20 euro. Ha una bibliografia infinita. Fabriano è una cittadina di trentamila abitanti al confine delle Marche e non ancora in Umbria, che sente ormai lontano il profumo del mare e non ancora la storia fittissima dell'Umbria e l'aria di Roma. Da qualche anno vive una fortissima crisi lavorativa. Che sta raggiungendo l'apice in questo periodo. Qualche anno fa ha subito un terremoto che ha sfigurato il suo bellissimo assetto architettonico: oggi non ne vedi più traccia. Sarebbe sciocco, lo so, riprendere qui lo spunto iniziale per fare dei paragoni e tantomeno citare il nome di Sgarbi per inserirlo in un dibattito chiuso mi pare, per ora, in modo eccellente. E comunque riguarderebbe solo una parte del problema. Ma si può dire che, guardando ai tesori disseminati nei nostri territori ad alla loro ben diversa storia (scarto di secoli soprattutto), una comunità molto più grande e ricca dovrebbe e potrebbe fare di più? Intanto, se non l'avete già fatto, una giornata a Fabriano ve la consiglierei. Con assaggio di salame lardellato, specialità locale.
Brescia. Città della cultura, la lezione di Fabriano
Un articolo di giornale descrive la città di Brescia, che è stata scelta come città della cultura per il 2023. Tuttavia, l'autore del testo sembra essere deluso dalla ripresa autunnale e dalle discussioni sulla città, che sembrano ripetitive e corporative. Invece, l'autore si concentra su una mostra di arte a Fabriano, in Umbria, che è stata curata da Vittorio Sgarbi. La mostra presenta opere di artisti locali, tra cui Gentile, e un catalogo pesante e costoso. L'autore del testo descrive la città di Fabriano come una cittadina di trentamila abitanti che sta attraversando una crisi lavorativa e che ha subito un terremoto che ha sfigurato il suo assetto architettonico.
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