MASSA CARRARA In attesa di sapere quale sarà la formula definitiva del Piano paesaggistico regionale che dopo le osservazioni dovrà tornare in consiglio per l'approvazione la lotta ambientalista non si ferma e torna in alta quota. È già in programma per il 7 settembre "Sui sentieri della distruzione", manifestazione-escursione sulle Alpi Apuane nei luoghi delle attività estrattive. È la quinta manifestazione del genere: centinaia di ambientalisti nel corso degli ultimi due anni hanno attraversato la montagne apuane con i loro striscioni e gli aquiloni. Sono saliti con una bufera di neve a Campocecina e sotto il sole ardente sul Monte Carchio. Questa volta le bandiere dei No Cave sventoleranno a Casette, il bacino dove è concentrata la maggior parte delle cave massesi e luogo dove passerà anche il Campionato mondiale di corsa in montagna, in programma dal 11 al 14 settembre. Il messaggio, però, sarà sempre lo stesso:«basta all'escavazione selvaggia». Le organizzazioni che hanno già dato la loro adesione sono tantissime: sono Amici delle Alpi Apuane, Amici della Terra Versilia, Arci Versilia, Cai Tam Lucca, Indipiendentes Apuanos. E ancora: Italia Nostra Massa Montignoso, La Pietra vivente, No! al traforo della Tambura, Salviamo le Alpi Apuane, Salviamo le Apuane e Wwf Lucca. Una rete di ambientalisti che si è unita e potenziata negli ultimi mesi con la discussione proprio sul Piano paesaggistico che, nella sua bozza originale, prevedeva la chiusura graduale di tutte le cave intercluse nel Parco Alpi Apuane. Decisione poi sterzata verso norme più restrittive, ma che comunque permettono (all'interno del Parco) l'ampliamento di cave esistenti e la riapertura di quelle inattive, anche da venti anni. Il rischio secondo gli ambientalisti è che si continui a scavare anche in zone protette dalla direttiva europea Rete Natura 2000, rete ecologica diffusa su tutto il territorio dell'Unione, per garantire il mantenimento degli habitat naturali e delle specie di flora e fauna minacciati o rari a livello comunitario. Rischio, in parte, fondato. Nelle settimane scorse, ad esempio, è stato dato l'ok all'ampliamento della Cava Piastrabagnata, sita nel Comune di Vagli Sotto, a ridosso dell'Abisso del Pozzone, una delle più importanti grotte del Parco censite dalla Regione Toscana. Diversi studi geologici hanno messo in luce come l'ingresso della grotta, nel corso degli anni, si sia abbassato a causa dell'attività estrattiva. Anche la sua morfologia, poi, è stata alterata: non ci sono più stalattiti e stalagmiti tipiche del sistema carsico apuano. A denunciarlo sono gli stessi ambientalisti, avvallati dagli studi della Federazione Speleologica Toscana. L'escavazione è direttamente collegata poi a un altro fattore denunciato dai No Cave: l'abbandono di rifiuti in montagna. Sono perlopiù residui delle attività estrattive, come fusti di olii esausti, reti di ferro arrugginite e molto altro. Un problema quasi endemico dell'attività estrattiva. «Il 2 luglio del 2013, nel corso delle audizioni per il Piano delle attività estrattive del Parco commenta Rosalba Lepore del gruppo Salviamo le Alpi Apuane - Putamorsi si impegnò nell'arco di un anno a ripulire l'area tutelata da tutti i rifiuti lasciati dall'attività estrattiva. Promessa non mantenuta. La responsabilità se la rimpallano ente comunale e Parco, gli enti che concedono le autorizzazioni all'attività estrattiva. Se ci fosse una seria attività di monitoraggio da parte del Parco, il Comune potrebbe emettere un'ordinanza di rimozione dei rifiuti e imporre l'attuazione dei piani di ripristino ambientale. I costi di tali operazioni sarebbero coperte dalle fideiussioni rilasciate dagli imprenditori, al momento dell'autorizzazione del Parco e del rilascio della concessione da parte del Comune». Ma dalle vette delle Apuane arrivano anche storie di vandalismo, in parte, forse legate alla discussione su "cave sì, cave no": sono state danneggiate e imbrattate le segnalazioni dei sentieri del Cai. Omini rossi stilizzati sono stati, poi, disegnati con bombolette spray sulle rocce di marmo: indicano due direzioni diverse per una stessa strada, la stessa sorte che è toccata al dibattito sulle Apuane