ROMA Grandi opere alla prove dei fatti. Mentre si riapre lo scontro sul Ponte sullo Stretto, sindacati e Ferrovie cercano di arrivare a un accordo per chiudere il contratto e far partire il piano industriale che dovrebbe trasformare da qui al 2008 la rete ferroviaria italiana. La mina che ha riacceso lo scontro sul Ponte è partita dal Consiglio comunale di Messina che ieri ha presentato a Roma una relazione impietosa sulla fattibilità del progetto. Quarantacinque pagine che hanno convinto Wwf, Italia nostra e Legambiente a chiedere che la gara perla scelta del general contractor venga fermata. Dalla loro hanno i parlamentari dell'opposizione, indecisi solo su quale strada scegliere per coagulare in Parlamento una forza contraria alla realizzazione dell'opera. Il motivo è presto detto. Le valutazioni fatte fino a oggi non reggono, né da un punto di vista ambientale né sotto l'aspetto economico e sociale. I costi sarebbero «irrealistici». Contro i 6 miliardi di euro stimati, si salirebbe a 7,5-9, perché il prezzo dell'acciaio è lievitato e perché i tempi di realizzazione sarebbero ben più lunghi di quelli prospettati. Dalla gara inoltre si sarebbe sfilato il consorzio austriaco-canadese Strabag-Vinci. Gli stranieri insomma se ne andrebbero, mentre il Ponte rischia di diventare un «cavallo di Troia» per la criminalità organizzata. Queste le accuse contenute nella relazione del Consiglio comunale di Messina. Accuse a cui Pietro Ciucci, amministratore delegato di Stretto di Messina, risponde a stretto giro di posta. Nega Ciucci che le imprese straniere abbiano abbandonato la gara né, più in generale, il progetto. Ma soprattutto definisce «illogica e immotivata» la richiesta di sospensione, basata su una relazione che avrebbe riportato «argomenti parziali e non adeguatamente supportati da dati oggettivi». Il capitolo Ferrovie procede invece a rilento. Sul tavolo della trattativa la sicurezza, il rinnovo del secondo biennio del contratto e il piano di sviluppo che l'azienda sta discutendo con i sindacati. Ieri l'amministratore delegato Elio Catania ha proposto ai sindacati uno "scambio". Più flessibilità in cambio di una riduzione del numero degli esuberi, confermati a 10 mila. «Flessibilità è una parola di moda, che ci sta bene - commenta Fabrizio Solari, numero uno della Filt Cgil - ma bisogna intenderci quando si parla di scambi. I margini di manovra ormai sono ridottissimi. Non dimentichiamo che da tempo i contratti che firmiamo sono come quelli delle imprese private. Ci possono essere spazi, ma non praterie». Meno distanze sul piano di sviluppo. «I punti cardine sono condivisibili - ha detto Solari - e un confronto di merito è percorribile. Ora però bisogna scendere sul concreto e realizzarlo. E Ferrovie non ha ancora iniziato».