«La memoria dei centri storici come ultimo baluardo di una civiltà che rischia di scomparire». È il monito è di Attilio Petruccioli, docente di architettura e pianificazione urbana che oggi interviene al Festival dei Sensi. «Dobbiamo aggrapparci alla memoria dei centri storici, ultimo baluardo di una civiltà che rischia di polverizzarsi e scomparire»: il monito è di Attilio Petruccioli, docente di architettura e pianificazione urbana alla Qatar University, già preside di Architettura del Politecnico di Bari. Lo studioso interverrà oggi alle 9.30 nel Palazzo Ducale di Martina Franca nella tavola rotonda promossa dal Festival dei Sensi su «La tutela dei centri storici della Valle d'Itria». Parteciperanno anche i sindaci Luigi Caroli (Ceglie Messapica), Donato Baccaro (Cisternino), Tommaso Scatigna (Locorotondo) e Franco Ancona (Martina Franca) e verrà firmato un protocollo d'intesa per la tutela, la salvaguardia e la condivisione delle buone pratiche del territorio. «La sfida spiega Franco Ancora è quella di reinterpretare i centri storici, unendo alla tutela una modernizzazione sostenibile. Renzi e Vendola possono essere al nostro fianco nei programmi di digitalizzazione dei borghi». Sulla stessa lunghezza d'onda Tommaso Scatigna: «Aspettiamo fiduciosi risorse per migliorare ancora architettonicamente le nostre città: interrare i cavi elettrici o abolire le antenne dai tetti sono progetti che hanno dei costi di realizzazione». Prima delle opzioni amministrative, però, c'è una filosofia dei luoghi da rispettare e declinare. Professor Petruccioli, cosa rende unici i centri storici della Valle d'Itria? «Il rispetto del genius loci : così i romani definivano l'empatia tra il popolo ed un luogo, riconoscendo l'anima degli spazi vissuti dagli uomini. In Occidente questa sensibilità è completamente dimenticata mentre in Oriente resta, in alcuni casi, un dogma che conforma la tutela delle città antiche». Ci sono esempi da seguire? «Ho studiato il Bhutan, paese di forte impronta buddista, per conto della Banca Mondiale nell'ambito del piano di salvaguardia del centro storico della capitale Thimphu. E poi la valle di Dal nel Kashmir. In entrambi i casi chi si è insediato lì, pur con una visione in divenire, ha trasformato e adattato il rapporto con il territorio rispettando le tradizioni pre-esistenti». In Europa invece? «Il rapporto simbiotico tra abitanti e luoghi era forte fino all'epoca degli illuministi. Poi si è iniziato ad interpretare gli insediamenti come uno spazio matematico e indefinito. Da qui scaturisce l'uso utilitaristico del paesaggio, come sfruttamento di un puro piano geometrico inanimato. Era inevitabile che si potesse degenerare fino agli eccessi di trasformazione selvaggia e speculazione edilizia dei nostri giorni». Da dove si può ripartire per consolidare una cultura della tutela del paesaggio? «La precondizione è evitare reazioni nichiliste. Dobbiamo imparare dalle testimonianze conservate miracolosamente, come i centri storici pugliesi. Sono come un palinsesto, una biblioteca dalla quale apprendere come vivere in armonia con i luoghi». Oltre i canoni del diritto amministrativo ambientale «L'uomo può recuperare un antico rapporto vibrante con le città e i territori. Il paesaggio in passato era flessibile, vivente con trasformazioni in un processo coerente. Adesso, invece, persa la bussola, dobbiamo essere più rigidi e attenti nella conservazione del patrimonio rimasto». C'è il rischio di finire per osteggiare ogni innovazione? «Ci sono conservatori a oltranza, oltre ogni limite, e chi pensa che si debba raggiungere un ragionevole compromesso. Mi iscrivo a questa seconda corrente. I centri storici, infatti, non vanno museificati ma resi fruibili, per diffondere storia e saperi che possano influenzare le nostre esistenze». Ha un auspicio da consegnare ai sindaci della Valle d'Itria? «Non devono eccedere nello sfruttamento degli spazi: è giusto riempire i centri storici di attività economiche o turistico-commerciali, ma non vanno trasformati in bivacchi indiscriminati solo per far cassa. Attività culturali e festival sì, luoghi dove andare a ubriacarsi no». Anche i restauri di palazzine d'antan richiederebbero una particolare attenzione? « Andrebbero reintegrate le parti mancanti con una certa ragionevolezza, rispettando la logica della costruzione del tempo. Solo in questa logica sono un interventista, mentre resto contro operazioni estranianti, aliene dalle logiche di chi edificò in un'altra epoca».
Martina Franca. Memoria e tutela dei centri storici al Festival dei Sensi
Attilio Petruccioli, docente di architettura e pianificazione urbana, interviene al Festival dei Sensi su La tutela dei centri storici della Valle d'Itria. Petruccioli sottolinea l'importanza di reinterpretare i centri storici, unendo la tutela a una modernizzazione sostenibile. Secondo lui, il rispetto del "genius loci" è fondamentale per preservare l'identità dei luoghi. Petruccioli cita esempi di paesi come il Bhutan e il Kashmir, dove la tutela dei centri storici è stata realizzata con rispetto per le tradizioni locali.
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