I sogni di Massimo Tedeschi sono provocatori ed hanno anche ragione. Nell'immaginare la città quale dovrebbe essere, ci mettono a confronto con la città quale realmente è. La dimensione culturale della suggestione onirica dimostra come i diversi profili della cultura siano fondamentali per ottenere risultati reali. Ci sono due indicatori che possono riportarci alla realtà. Per il primo è sufficiente scorrere l'elenco recente dei contributi culturali regionali al Bresciano per rendersi conto che le attività culturali sono considerate la cassetta dell'elemosina. Nessun dubbio sulla bontà delle iniziative finanziate. Qualche perplessità sorge sulla necessità di elargire tremila euro ad una mostra chiusa in attivo e sulle esclusioni. Davvero il futuro Musil o il Centro studi di Capodiponte, per dirne due, non meritavano qualche attenzione in più? Per il secondo ci soccorrono i dati Unesco, dai quali emerge in tutta chiarezza la forza culturale del nostro paese al vertice della classifica. Tra i siti dichiarati patrimonio culturale dell'umanità, la Lombardia con l'Emilia Romagna e dopo la Toscana, vanta la presenza maggiore: sei. Tra questi, Santa Giulia che però, noi bresciani, nonostante gli appelli un po' retorici, ci rifiutiamo di considerarla tale, visto come l'abbiano trattata sino ad oggi. Ebbene, i sogni servono anche a questo. Ci portano alla convinzione che la nostra città possiede un potenziale culturale, in tutti i sensi, che attende solo di essere riconosciuto come tale anche nella realtà quotidiana. A settembre, però, bisognerebbe uscire dai sogni e chiedersi cosa si può fare. Il dibattito si è già aperto e il confronto di opinioni anche assai diverse è certamente positivo e dimostra che, alla fine, i bresciani sono consapevoli della necessità di agire. Sui modi, sui tempi e sulle risorse si dovrebbe aprire un dibattito serrato, privo di fughe in avanti e disarticolato nei contenuti, ma, in modo particolare, attento alle priorità ed alle conseguenze delle scelte che necessariamente devono essere operate. Ciò che non deve essere assente, e non ho mancato di sottolinearlo in altre occasioni, è il disegno complessivo, l'obiettivo ultimo che deve essere raggiunto sfruttando momenti congiunturali favorevoli per dotare la città di fondamenta strutturali. In questi ultimi tempi c'è molta carne al fuoco che necessita di una lenta e giusta cottura per evitare fastidiose bruciature. Evitiamo, per esempio, di innamorarci di progetti, come nel caso del campus universitario (che, detto tra noi, campus non è), solo per non perdere i contributi statali e caricarci di debiti che toglierebbero risorse utilizzabili in modo migliore. Alla fine, la risposta migliore alla provocazione onirica è la consolidata laboriosità e concretezza dei bresciani, abituati a ritmi di passisti e non di velocisti. Un lascito anche culturale da non disperdere assolutamente.
Brescia. Azione comune per la cultura
Il sottoscritto, Massimo Tedeschi, esprime la sua visione sulla città di Brescia, sottolineando la necessità di riconoscere il suo potenziale culturale. Egli cita i dati Unesco, che mostrano la forza culturale della Lombardia, e sostiene che la città possiede un potenziale culturale che attende di essere riconosciuto. Tedeschi critica le iniziative culturali regionali, che considera "cassetta dell'elemosina", e chiede di evitare progetti che non abbiano un disegno complessivo e un obiettivo finale. Egli sostiene che la risposta migliore alla provocazione onirica è la "consolidata laboriosità e concretezza" dei bresciani.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo