Il sindaco risponde all'appello delle direttrici della galleria d'arte antica e di Italia Nostra e chiede a Martino e Buttiglione il rispetto degli accordi Un vigile urbano del Comune di Roma ha bussato ieri alla porta della modesta, dignitosa sede della Sezione romana di "Italia Nostra", in via Cola dì Rienzo. Portava la immediata risposta del sindaco Walter Veltroni al telegramma che la presidente, Maria Antonelli Carandini, gli aveva indirizzato il giorno prima, e che diceva: «Signor Sindaco, Italia Nostra si appella a lei quale responsabile primario della vita culturale della città, affinché la richiesta del Ministro Martino, che propone la radicale modifica dell'accordo del 1997 per lo sgombero del Circolo Ufficiali da Palazzo Barberini, sia vigorosamente respinta». « Ho ricevuto il suo telegramma - risponde il Sindaco - nel quale si segnala il fondato rischio che non venga attuato il Protocollo d'Intesa stipulato nel 1997 riguardante Palazzo Barberini. La informo che ho subito scritto ai Ministri Buttiglione e Martino rappresentando la mia netta contrarietà». Ed ai due Ministri Veltroni ha scritto: «Ho ricevuto ieri due note, dal presidente della Sezione romana di "Italia Nostra" e dai Direttori della Galleria d'Arte Antica di Palazzo Barberini, nelle quali si segnala la richiesta del Ministro Martino di una radicale modifica dell'accordo stipulato nel 1997, con il quale si decise l'attribuzione al Circolo Ufficiali della Palazzina Savorgnan e la contestuale riconsegna di tutto il Palazzo Barberini alla naturale destinazione della riapertura della grande Galleria Nazionale d'Arte Antica». Il sindaco ricorda chi firmò il Protocollo d'Intesa (all'epoca era lui il Ministro per i Beni culturali nel governo Prodi), sottolinea che esso fu «integrato dalla presa d'atto da parte del Comune di Roma» (il Sindaco era Francesco Rutelli), e, dopo aver citato «gli oltre 24 miliardi di lire» investiti per il restauro e l'ammodernamento dello storico complesso, avvertendo che i lavori stessi sono in dirittura d'arrivo, afferma: «Come Sindaco di Roma devo sottolineare il grave danno che si produrrebbe alla Capitale per la mancata riapertura della Galleria Nazionale d'Arte Antica, in conseguenza della non esecuzione del Protocollo, peraltro stipulato al più alto livello di responsabilità politica: la città risulterebbe infatti privata di una fondamentale, prestigiosa istituzione museale da tanto tempo attesa». Conclude Veltroni: «Il sacrificio di un così rilevante obiettivo sarebbe davvero incomprensibile, e tanto più se richiesto a vantaggio di esigenze che, nel quadro del Protocollo, furono, com'è corretto, adeguatamente considerate e risolte». Dopo aver letto telegramma e lettere, e, già da ieri, l'interrogazione parlamentare indirizzata dall'onorevole Marco Minniti, componente Ds della Commissione Difesa della Camera, ad entrambi i Ministri coinvolti nella questione, ho provato a telefonare al Generale Gualtiero Stefanon. È lui, ancora oggi, il Presidente del Circolo Ufficiali di Palazzo Barberini, come lo era nell'ottobre del 2003, quando scoprii, per caso, intervenendo alla presentazione, nella Sala del Trono di Palazzo Barberini, del bel libro di Carlo Vallauri,"Soldati - Le forze armate italiane dall'armistizio alla Liberazione", che il Circolo Ufficiali era ancora lì. E il garbatissimo Generale Stefanon rispose, alla mia sorpresa, che non prevedeva un trasloco a breve termine, visto che «la palazzina Savorgnan sarà pronta alle calende greche...». E comunque, aggiunse, il Circolo, pur se privato, svolge «funzioni di rappresentanza». Sono passati sedici mesi, i restauri hanno assunto un ritmo via via più celere, e dall'estate scorsa persino incalzante (le ditte che hanno vinto gli appalti non vogliono pagare penali): nel frattempo, il Ministro Antonio Martino ha emanato un decreto che cambia la "natura" del Circolo Ufficiali delle Forze Armate, tramutandolo formalmente in "sede di rappresentanza" del Ministero della Difesa «Ma un grande Museo nel cuore di Roma non può garantire i livelli di sicurezza che oggi sono indispensabili per tali funzioni», osserva il Generale Albino Amodio, consulente dell'onorevole Marco Minniti. Io intanto io insisto a chiamare al telefono il Generale Stefanon... Dopo una prima risposta, gentile e premurosa, della moglie che mi dice di riprovare «tra mezz'ora, lo troverà di sicuro», non ascolto altro, ripetutamente, che una segreteria telefonica....Peccato perché, come traspare anche dalla lettera del sindaco Veltroni, nessuno mette in discussione il diritto del Circolo Ufficiali ad avere, all'interno di un complesso monumentale straordinario, una sede più che prestigiosa: Villa Savorgnan, ora che il restauro è quasi del tutto completato (e potrebbe andare più veloce, se non si avesse l'impressione che ci sia qualche interesse a rallentarli), ha un aspetto incantevole, con la sua grande statua di Apollo Musagete che ne protegge l'entrata. Sono pronte anche le cucine per la mensa del Circolo (quelle attuali, superfetazioni ottocentesche del Palazzo, risultano in pessime condizioni igieniche, ed andrebbero demolite). Avrei voluto dunque spiegare al Generale Stefanon che nessuno ce l'ha con gli Ufficiali in congedo (questa la dizione originaria dell'associazione), e, magari, saranno persino rimpiante le feste celebrate al Circolo... È che ad ogni modo la nuova natura dell'istituzione impedisce, come avverte Marco Minniti nella sua interrogazione.(Per conto mio ricordo il party che precedette il matrimonio, non molto fortunato, di Gabriella Carlucci con il più candido dei comici italiani, Gianfranco Jannuzzo: era appena prima di Tangentopoli, e la imminente sposa arrivò al braccio di Cirino Pomicino. E l'altra sera mi è stato rievocato, da un giovane scrittore romano, il matrimonio di sua sorella con il figlio di un Generale, verso la fine degli Anni Settanta, e l'epica battaglia a base di ananas, pompelmi, pomodori e qualunque altro vegetale, che ne seguì, essendosi ritrovate, le due parentele, su sponde politiche diametralmente opposte...). Chiudo con la proposta di una delle due Direttrici della Galleria, la dottoressa Lo Bianco. «Siamo molto grate - mi dice, parlando anche a nome della collega Angela Negro - a tutti coloro che ci stanno aiutando in questa battaglia che non ha poi ragione di esistere...Penso che a questo punto si dovrebbe costituire un osservatorio cittadino, con la partecipazione democratica anche dei semplici abitanti di Roma, degli studenti, insieme agli storici, ai giornalisti, agli addetti ai lavori... E che ogni mese si desse conto pubblicamente della strada percorsa per arrivare all'obiettivo che tutti condividiamo. Quando Walter Veltroni era Ministro, ogni quindici giorni andava a controllare a che punto erano i lavori della Galleria Borghese!»