Leggo su Repubblica del mio favore ai viaggi dei Bronzi di Riace. Favore indicato a mia insaputa cose che capitano, al Colosseo lo sanno bene e favore che confermo con alcuni distinguo. È infatti vero che una società scientifica in grado di mandare un uomo sulla luna non può non essere altrettanto in grado di mandare una statua a un dipinto da Milano a Roma, piuttosto che da Messina a New York. E qui ha ragione l'amico Sgarbi. Dopodiché il problema è viaggiare perché. E qui ha ragione il mio amico Settis. Diciamo allora che le opere d'arte italiane potrebbero viaggiare solo quando fosse finalmente definita una politica di tutela chiara, razionale e coerente, quella che stiamo tutti aspettando da quando Giovanni urbani negli anni '70 del '900, cioè mezzo secolo fa ne aveva tracciato, anche sulle pagine di questo stesso giornale, le linee operative di fondo, senza che mai da allora se ne sia vista una concreta applicazione. Una politica di tutela che limiti radicalmente i restauri estetici in favore d'una conservazione preventiva e programmata del patrimonio artistico in rapporto all'ambiente. Una politica di tutela che ponga il problema sul piano d'una inedita ecologia culturale, facendo del patrimonio artistico una componente ambientale antropica altrettanto necessaria al benessere della specie delle componenti ambientali naturali. Una politica di tutela fondata su una nuova e breve e chiara legge che imponga una nuova disciplina dei vincoli così da stringere il patrimonio in mano privata e quello in mano pubblica entro un'unica e coerente e condivisa strategia. Una politica di tutela condotta sa soprintendenti non più divenuti tali in grazia d'una laurea uguale per 250.000 persone (il caso incredibile, ma vero, degli architetti italiani), bensì formati in una sola e molto selettiva e a numero rigidamente programmato scuola post laurea organizzata sul modello dell'Institut National du Patrimoine. Una politica di tutela condotta sulla base di quel catalogo all'oggi lontanissimo dall'essere concluso che finalmente ci dica quanti sono, dove sono e a quali classi di materiali appartengano i beni da tutelare, visto che nessuna impresa scientifica può attuarsi se prima non si delimitano con la massima esattezza i margini dell'universo che si vuole esplorare. Ecco, quando in Italia tutto questo ci sarà forse mai, se il futuro si può ragionevolmente immaginare dal passato si potranno far viaggiare le opere d'arte.
la Repubblica
22 Agosto 2014
MILANO- Quel viaggio dei Bronzi a una condizione
BR
Bruno Zanardi
la Repubblica
Il testo esprime favore per il viaggio delle opere d'arte italiane, come le Bronzi di Riace, ma riconosce che il problema è il viaggio stesso. Il problema è che le opere d'arte italiane non possono viaggiare senza una politica di tutela chiara e coerente. La politica di tutela dovrebbe limitare i restauri estetici e concentrarsi sulla conservazione preventiva e programmata del patrimonio artistico. Dovrebbe anche essere fondata su una nuova disciplina dei vincoli e condotta da soprintendenti formati in una scuola post laurea selezionata. La politica di tutela dovrebbe anche essere basata su un catalogo completo dei beni da tutelare.
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