Anche quest'anno un grande successo. la Giornata del Fai, Fondo per l'Ambiente Italiano, ha svelato un'Italia nascosta a migliaia di accorti visitatori, nonostante i rumori assordanti della guerra. La conferma che il patrimonio culturale è e resta una grande risorsa per muovere migliaia se non milioni di persone. Eppure questa conferma non so se si tradurrà in una politica. Proprio in questi momenti in cui se ne avverte una grande necessità. Ricordo che prima della precedente guerra all'Iraq, i nastri musei erano visitati da trenta milioni di persone di cui più di un terzo turisti. Nel 1993 erano diventati 22 milioni. Solo nel 2001 siamo tornati ai livelli del 1990. Quasi dieci anni per recuperare. Ora ci giungono notizie di disdette di prenotazioni, principalmente dagli Stati Uniti e dal Giappone. Prevale su tutto la paura con riflessi pesanti sull' industria del turismo e sulla fruizione del nostro patrimonio. Era già successo dopo le tragiche vicende di New York del settembre 2001. E i governi dei paesi europei a più forte vocazione turistica erano corsi ai ripari per cercare di arginare una difficile situazione. In Italia si è fatto poco e in modo del tutto scoordinato. Le ragioni sono tante non ultima l'assoluta assenza di competenza in materia di turismo da parte dello Stato centrale. Neanche in quell'occasione si è riusciti a trovare il coraggio e la saggezza per mettere da parte egoismi istituzionali e guardare alla sostanza dei problemi. Sicché oggi affrontiamo una nuova drammatica situazione senza aver fatto nessun significativo passo avanti. La legge-quadro sul turismo, che istituisce i Sistemi Turistici Locali impegnando i soggetti pubblici e privati locali a darsi strumenti di promozione e politiche di sviluppo coordinate per competere al meglio sui mercati internazionali, è stata applicata solo in parte. Anzi la legge è stata impugnata davanti alla Corte Costituzionale. Un malinteso senso dell'autonomia regionale sta rallentando ogni processo di interventi strutturali per migliorare la qualità dell'offerta turistica e culturale del Paese e gli STL sono ancora una pia intenzione. Tutto si riduce alla presenza in qualche fiera o borsa del turismo (e poco più), spacciata per politica di promozione, da cui si attendono risultati "clamorosi". Il Comitato interministeriale, costituito alcuni mesi fa con la presenza di Regioni, Province e Comuni e, tra gli altri, Ministero delle attività produttive e Ministero per i beni e le attività culturali, non ha prodotto alcun significativo atto che possa indicare una svolta sul piano del coordinamento delle iniziative. Nel frattempo aiuti e sostegni, tante volte annunciati, sono arrivati in parte e con il contagocce in presenza di licenziamenti e chiusure di molte strutture che operano nei servizi al viaggiatore. E' ora di pensare alla costituzione ai una vera e propria "unità di crisi" che obblighi tutti a fare i conti con una situazione molto difficile. Cominciando con l'investire di più, ad esempio, nello sviluppo del turismo interno, facendo perno sulle principali città d'arte del nostro Paese e, allo stesso tempo, avviare una organica politica di promozione del turismo di prossimità (i Paesi europei). Una politica tariffaria adeguata e strumenti concreti di sostegno alle imprese del settore sono gli altri ingredienti di una politica che affronti l'attuale emergenza. Abbiamo testimoniato su questo giornale che in questo momento il Paese ha una ricca offerta culturale fatta da mostre di livello internazionale oltre che dal grande patrimonio dei nostri musei. Mettere intorno a un tavolo le principali città d'arie, gli operatori, lo Stato e le Regioni è possibile perché non si parte da zero. Saremo capaci, una volta tanto, di non dividerci nell'interesse del Paese?