Ecco il pacchetto per la cultura da 450 milioni concordato con Bruxelles «Da una parte abbiamo il problema della pressione insostenibile di milioni di turisti sull'intera città di Venezia, sugli Uffizi a Firenze, sul Colosseo a Roma. Dall'altra abbiamo splendidi tesori d'arte e di paesaggio sparsi lungo la penisola, perché l'Italia è davvero un mirabile museo diffuso, privi dell'attenzione che meriterebbero. La vera sfida è ampliare e diversificare l'offerta culturale e turistica italiana. Dico anche turistica perché un vecchio dibattito ideologico ne fa sinonimo di sfruttamento dei beni culturali, mentre non è così. Questo piano va in una direzione tutta nuova che mette insieme l'esigenza di tutelare il patrimonio e il paesaggio, un dovere costituzionale previsto dall'articolo 9, con la possibilità di aprire le porte a un turismo più attento e consapevole. Non dico certo di élite, perché nella globalizzazione di elitario ormai non c'è più nulla, davvero...». Il ministro per i Beni e le attività culturali Dario Franceschini punta molto sulla recente operazione europea. Alla fine di luglio ha presentato a Bruxelles il Piano operativo nazionale cultura 2014-2020 nel quadro delle Politiche di coesione che l'Unione si è data in vista degli obiettivi per il 2020. Il tutto nel contesto del Programma nazionale di riforma 2014 «per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva» decisa dall'Ue per la fine del secondo decennio degli anni 2000. Un pacchetto da 450 milioni di euro: di questi, 361 arriveranno dai Fondi strutturali europei, il resto proverrà dal co-finanziamento italiano. Per la prima volta, sottolineano al ministero, è nato un piano operativo nazionale concordato sia con il sistema delle regioni meno sviluppate secondo i parametri europei che con la stessa Europa. Una catena tra territori locali e istituzione europea assolutamente inedita nel settore culturale. Per ciascuna regione italiana sono stati scelti tesori troppo spesso privi di finanziamenti: dall'ormai famosa Reggia di Carditello a Napoli, abbandonata per anni, al Castello di Carlo V in Puglia, dal Parco Archeologico di Sibari in Calabria al Castello di Melfi in Basilicata. Ma sono solo alcuni esempi, l'elenco è articolato. Una mole di denaro indispensabile per il nostro patrimonio che conta su un costante, e per molti scandaloso, impoverimento dei finanziamenti pubblici italiani nel settore del Patrimonio storico-artistico-paesaggistico: nel 2007 lo Stato assicurava ai Beni culturali 390.881.506 euro, nel 2014 siamo ad appena 102.638.806. Non siamo lontanissimi dalla riduzione ad un quarto rispetto a sette anni fa. Matteo Renzi, durante la «Leopolda» dell'ottobre 2011, tra i 100 punti del programma pose al numero 62 «mai meno dell'1 del Pil per la cultura». Per ora restiamo a un infinitesimale 0.11. Aggiunge Franceschini: «Ogni capitolo di patrimonio culturale restaurato, ogni pezzo di paesaggio sottratto alla speculazione edilizia si traduce nell'adempimento di un obbligo morale e civile ma anche in una promozione del sistema-Paese. Il futuro dell'Italia non è nel turismo di massa mordi e fuggi ma nell'accoglienza di viaggiatori interessati alla bellezza, all'arte, alla qualità fatta anche di eccellenze eno-gastronomiche, di made in Italy. Tutti aspetti che non sono in contraddizione tra loro ma anzi appaiono sempre più complementari». Ma quei siti non saranno gli unici destinatari di finanziamento. Altri cento milioni circa (la messa a punto è prevista per il mese di settembre) riguarderanno gli accordi strategici con il ministero dello Sviluppo economico per la prossima programmazione degli obiettivi tematici con le risorse del Fondo nazionale sviluppo e coesione della legge di Stabilità 2014. Soldi destinati a progetti infrastrutturali strategici di rilievo nazionale e regionale capaci di trasformarsi in «grandi attrattori culturali». E anche questa è una novità: ministero dei Beni culturali e dicastero dello Sviluppo concordano «strategicamente» su un nodo molto importante: la cultura vista come motore di ripresa dell'economia e dell'intero sistema Italia. Tra gli interventi ritenuti assolutamente prioritari il completamento della Grande Brera a Milano e dei Grandi Uffizi a Firenze, la soluzione del riuso del Porto Vecchio di Trieste, il nodo dei Forti risorgimentali (come la Cittadella di Alessandria) e del sistema delle Fortezze in Piemonte, il restauro e la valorizzazione della Certosa di Pavia e della Certosa di Calci a Pisa, il completamento del Museo della Shoa a Ferrara e del Museo delle Navi a Pisa, gli interventi sempre più necessari a villa Adriana e a villa d'Este. Infine ci sarà, in futuro, la possibilità di ricorrere ad altre risorse grazie all'Art Bonus, ovvero il credito di imposta del 65 (diluito in tre anni) per le donazioni liberali a favore di restauro e manutenzione dei beni culturali pubblici (statali o comunali). Il ministro Franceschini ha promesso che contatterà tutti i principali imprenditori del Paese. Vedremo se l'effetto-Colosseo (il finanziamento del restauro deciso dal gruppo Della Valle con 25 milioni di euro) trascinerà altri mecenati.
Dalla Reggia di Carditello al Parco di Sibari. Un piano per i nostri tesori abbandonati
Il ministro per i Beni e le attività culturali Dario Franceschini ha presentato a Bruxelles il Piano operativo nazionale cultura 2014-2020, un pacchetto di 450 milioni di euro per la tutela e valorizzazione del patrimonio culturale italiano. Il piano è stato concordato con il sistema delle regioni meno sviluppate e con l'Unione europea. I fondi saranno utilizzati per restaurare e valorizzare siti culturali come la Reggia di Carditello, il Castello di Carlo V e il Parco Archeologico di Sibari. Il piano è anche destinato a promuovere il turismo culturale, con un focus sull'accoglienza di viaggiatori interessati alla bellezza e all'arte.
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