IERI, nella cronaca di Repubblica Bologna veniva ospitato il contributo di Flavio Favelli in relazione al recente e deprecato furto di un'opera del Guercino dalla Chiesa di San Vincenzo a Modena. Inizialmente desta meraviglia e sembra paradossale che un artista contemporaneo come Favelli non riconosca lo straordinario e imperituro valore storico di un'opera d'arte come questa, o l'indiscutibile e straordinaria civiltà figurativa per la quale l'Italia è famosa nel mondo intero, con buona pace di Favelli. Non sarà forse nemmeno un caso che i nostri padri costituenti abbiano incluso, tra i principi fondamentali della Costituzione (art. 9), l'impegno della Repubblica a tutelare il patrimonio storico e artistico della Nazione. Aggiungo che tra i compiti essenziali dello Stato c'è quello di educare i cittadini a conoscere e rispettare Guercino in Pinacoteca o in chiesa, così come una terracotta villanoviana al Museo Archeologico, o perfino un'opera contemporanea al Mambo. Sembra paradossale, dicevo, la scomposta picconata di un artista che pare non riconoscere più l'arte dei maggiori, ma forse a pensarci bene è del tutto comprensibile: è soltanto l'ennesima prova di una assurda e terribile spaccatura tra la Storia dell'Arte e il cosiddetto «sistema contemporaneo dell'arte», l'aprioristico ripudio della Storia da parte di «nuovi artisti» che troppo spesso non hanno mai salito le scale di un museo d'arte antica. Su una cosa concordo con Favelli: «nell'orizzonte del brutto si vive male». Dunque, guai a noi se non sapremo difendere Guercino nella sua chiesa. ( l'autore è vicepresidente di Italia Nostra Bologna)
Guai a noi se non sapremo tutelare Guercino nella sua chiesa
Un artista contemporaneo, Flavio Favelli, ha espresso un'opinione controversa sulla perdita di un'opera del Guercino dalla Chiesa di San Vincenzo a Modena. Favelli sembra non riconoscere il valore storico e artistico dell'opera, che è considerata un capolavoro della civiltà figurativa italiana. L'autore dell'articolo, vicepresidente di Italia Nostra Bologna, critica Favelli per la sua mancanza di rispetto per l'arte storica e per la necessità di difendere il patrimonio artistico italiano. L'autore sostiene che la perdita dell'opera è un esempio di "spaccatura" tra la Storia dell'Arte e il sistema contemporaneo dell'arte.
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