NULLA per ora appare scontato perché "il caso sarà valutato con i funzionari che hanno seguito il procedimento" assicura Maria Carolina Nardella, direttore regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Puglia. I murales della discordia potrebbero restare al loro posto all'indomani della paventata rimozione, chiesta dalla Soprintendenza, delle opere di street art - il trittico nicolaiano del sottovia Quintino Sella e le sagome della Caserma Rossani - realizzate un anno fa a Bari. Almeno su questo fronte non ci sarà alcun braccio di ferro tra il Comune e gli organi periferici del ministero ai Beni Culturali. Diversa atmosfera invece su un altro caso, quello della palazzina sul mare dopo il via libera dalla Soprintendenza e che ha fatto andare su tutte le furie l'amministrazione comunale e la rete civica di associazioni che si oppone all'ecomostro del Provveditorato alle Opere Pubbliche. Nardella si difende ribadendo di "non avere alcun interesse di parte" se non quello di essere "al servizio dei cittadini". "Abbiamo - dice - verificato il vincolo e fatto dei sopralluoghi con le riprese fotografiche. Ci siamo accorti che attorno al Castello c'è già una cortina costituita da opere che ne impediscono la piena visibilità". Visibilità che, in base al vincolo del 1912, potrebbe essere preclusa anche dalle auto in sosta che circondano il Castello Svevo. "Chissà che il vincolo non ricada pure lì" azzarda Nardella. "Posso condividere - aggiunge l'idea di utilizzare altri immobili dismessi della città, ma nella conferenza di servizi del 2010 lo stesso Comune accettò quell'opera". Intanto, il caso finirà in una relazione inviata al ministro Franceschini. "Siamo abituati agli attacchi dei Comuni - conclude - ma non per questo ci tiriamo indietro. Anzi, spesso li aiutiamo a reperire fondi europei. E quando diamo delle prescrizioni è solo per migliorare le opere".