Ho letto con sorpresa l'articolo di Roberto Bianchin sulla Soprintendenza ai Beni Architettonici di Venezia, che mi ha indotto a rendere la mia testimonianza, essendo il mio ricordo della soprintendente Asso molto diverso dal suo. Penso all'atteggiamento tenuto in un suo sopralluogo al palazzo sede della Fondazione Querini Stampalia che dirigevo, ben diverso a da quello di chi la precedeva e di tutti i suoi successori: una persona caratterialmente non disponibile al dialogo, che manifestava una competenza amministrativa assai più che architettonica. Ricordo quanto a lungo si attendevano i pareri e quanto invece era presente e sollecita con il cantiere Fiat di Palazzo Grassi. Ricordo che fu lei ad autorizzare (altro che lampioni del Comune al Lido!) la costruzione del "Padiglione Semerani" a ridosso del complesso monumentale della Scuola di San Marco e della Basilica di San Giovanni e Paolo. Mazzariol lo definì "immenso e insensato" e io, che lo ho frequentato molto in questo periodo soffermandomi a lungo anche a esaminare il dettaglio architettonico, lo trovo raccapricciante. E che dire dell'autorizzazione del garage del Tronchetto, che si commenta da sé? Ricordo il giorno spaventoso di febbrili concitazioni per il concerto dei Pink Floyd con la piazza e la riva invase come non mai e come l'autorizzazione di competenza, resa sotto la pressione terribile della folla immensa, fosse lasciata all'archeologa De Min perché la soprintendente assente si guardò bene dall'assumere la responsabilità del caso. Quanto all'attuale gestione, ho lavorato più volte con la soprintendente Codello e con diversi suoi collaboratori, sempre all'interno di rapporti istituzionali, trovando in tutti competenza rigorosa e sollecitudine cordiale, lo sforzo costante di superare le difficoltà con il ragionamento architettonico, rispettando con determinazione le necessità di conservazione, ma anche coniugandole con intelligenza con le opportunità funzionali, di modo da trovare esiti congrui con la vita degli edifici e quindi con le risorse indispensabili alla loro conservazione. Sono rimasto più volte ammirato per come venivano affrontati e gestiti i problemi posti dalle necessità di intervento e per come le scelte, le conclusive decisioni, tenessero conto di ogni aspetto. Chi conosce la complessità di un progetto di restauro in un edificio storico e della sua realizzazione può ben comprendere ciò che intendo dire. Si può anche dissentire da decisioni assunte, ma occorrerebbe disporre di un'adeguata massa di informazioni per storicizzare appropriatamente i ruoli delle istituzioni nella complessità delle diverse competenze e delle relazioni fra esse e le risultanti nella vita delle città, che comportano continue evoluzioni, più o meno impattanti, più o meno reversibili. Presidente della Fondazione Levi, già direttore della Querini Stampalia e dell'Asac della Biennale