Sarà un po' per il suo carattere errante e vagabondo, un po' per il fascino che realmente traspare da quell'opera ingegnosa, ma la vicenda del portale del Biduino non finisce di sorprendere. Leggendo l'articolo pubblicato domenica 17 agosto, che titola "Deluso da questa città, vendo tutto", si rimane stupiti dalle parole indignate dell'architetto Zonder Mosti all'indomani della restituzione del calco alla Provincia, dopo la sottoscrizione della transazione e della remissione della denuncia presentata dall'ente per appropriazione indebita del portale. Stupisce ugualmente la veemenza con la quale lo stesso architetto accusa la città e i suoi amministratori di immobilismo, gli stessi amministratori che, ricompensandolo anche economicamente gli hanno permesso, anni fa, di portare a compimento la realizzazione del calco; e, a ben riflettere, fa anche un effetto particolare quella singolare preveggenza sulle inadeguate capacità della Provincia di sapere conservare e tutelare la preziosa opera. A tratti lo "sfogo" (non sapremo con quale altre parole definire il pezzo) sulle pagine del quotidiano suona decisamente "strano", perché, in realtà, da un appassionato amante dell'arte - cosa sulla quale tutti, noi per primi, concordano - che trova il suo significato più alto nella fruizione e nel godimento di un opera da parte di tutta una collettività, ci si aspetterebbe che, la restituzione di un pezzo di tale valore alla città suscitasse una certa soddisfazione ed anche un certo appagamento per aver saputo, con grande professionalità, ricollocare al suo posto una vicenda che, nel tempo, era sfuggita da mano. Da quelle parole traspare, invece, una polemica contro tutto e tutti, che finisce soltanto per sminuire la valenza del progetto e il grande impegno profuso per la realizzazione dell'opera. E tuttavia, da una delibera provinciale del lontano 1994, si evince come il calco fosse stato conservato provvisoriamente e a titolo gratuito dallo stesso architetto, in attesa di essere riportato nel suo luogo naturale, la Chiesa di San Leonardo al Frigido, di proprietà della Provincia. Attraverso la transazione e il recupero del calco, la Provincia ha voluto, quindi, dare inizio ad un percorso che assicurerà la sua ricollocazione in situ, impegnandosi altresì nel coinvolgimento di altri enti pubblici e soggetti privati interessati, qualora non fosse possibile, per difetto di risorse economiche, portare a compimento autonomamente l'intervento. Si tratta di un prezioso e doveroso servizio alla collettività, ma anche, contestualmente, del riconoscimento all'arch. Zonder Mosti della paternità del progetto e di un suo eventuale contributo anche nel futuro per la conclusione dell'intervento. Nell'attesa della ricollocazione nel suo luogo originale a seguito del parere favorevole della Sovrintendenza, il calco troverà posto all'interno di Palazzo nella Sala degli Specchi, perché possa essere disponibile a chi vorrà vederlo. Non resterà, quindi, chiuso in un magazzino a prendere polvere, su questo l'architetto può stare tranquillo. Non ci convincono, quindi, le dichiarazioni del professionista alla stampa e non ci convince nemmeno quell'accusa all'incapacità della Provincia a saper custodire il bene, all'inesperienza ed al timore degli operai, peraltro non dipendenti dell'Ente, ma a operai di una ditta specializzata in questo tipo di trasporto, nel maneggiare l'opera durante il trasferimento a Palazzo Ducale. Non si poteva e non si può accettare che un' opera di tale livello rimanga per sempre chiusa nell'edificio di un privato (seppur lungimirante e professionale); quest'opera, come tutte le altre, deve vivere all'esterno, tornare alla città, essere disponibile da chi la voglia vedere e fruirne.Dovrà convincersene anche l'architetto Zonder Mosti da qualunque parte voglia fissare la sua dimora. () commissario Provincia