Dall'ultima denuncia di Repubblica, tre anni fa, la situazione del monumento nel pisano è precipitata inesorabilmente e il complesso è ostaggio di crepe e umidità. Ma si accende la speranza del Fai che l'ha inserito fra i suoi "Luoghi del cuore" «Per salvare la Certosa servono almeno 7 milioni di euro, una cifra incompatibile con i risicati bilanci ministeriali», stima Loredana Brancaccio, vicedirettrice del museo. «Da tre anni a questa parte spiega la dirigente la situazione è peggiorata gradualmente e inesorabilmente. Al momento la priorità è rappresentata dalle coperture, perché soltanto una volta impermeabilizzati gli ambienti e smaltite le acque si può pensare di procedere al recupero degli infissi e degli apparati decorativi, dei dipinti e degli stucchi: tutti gli affreschi oggi hanno macchie di umidità ma restaurarli non serve a niente se non risolviamo il problema alla radice». La situazione di Calci è ben nota ai funzionari del ministero che avrebbero la titolarità, ma non i fondi, per intervenire: «Di recente è venuta a visitare il complesso il sottosegretario Ilaria Borletti Buitoni. E anche la direzione regionale dei beni culturali guidata da Isabella Lapi Ballerini ha ben presente la situazione tanto da essere riuscita a trovare dei fondi straordinari per rifare la copertura del chiostro grande, essenziale perché in posizione chiave per permettere futuri restauri. Il cantiere partirà a breve ma si tratta, ne siamo consapevoli, di un intervento tampone, provvisorio, che non risolve il problema di stanziamenti ordinari inesistenti». Eppure la Certosa, che ospita anche il museo di Storia naturale dell'università di Pisa, continua ad essere aperta al pubblico e i suoi 23 mila visitatori all'anno la rendono il secondo monumento pisano, dopo piazza dei Miracoli, per introiti. Introiti che, in mancanza di un'autonomia finanziaria come quella vigente per i grandi poli museali di Firenze, Venezia, Roma e Napoli, devono passare da Roma prima di poter essere reinvestiti in loco. «Fortunatamente continua Brancaccio crepe e macchie d'umido non influiscono sulla sicurezza e al di là di una piccola zona transennata il complesso resta perfettamente accessibile. Dobbiamo però fare i conti con un problema di carenza di personale: la Certosa può contare su meno di dieci custodi fissi e, dal momento che le visite non sono libere ma accompagnate succede che, in caso di malattia o ferie, qualche turno debba essere cancellato». Una piccola luce nel futuro di Calci sembra essere quella accesa dal Fai, che ha incluso il monumento fra i suoi "Luoghi del cuore": «E' in corso una raccolta firme e se la Certosa dovesse finire ai primi posti della classifica qualche contributo, per quanto non risolutivo, potrebbe arrivare anche dal Fondo. Finora hanno firmato in moltissimi, a dimostrazione del fatto che questo monumento è davvero radicato nel cuore dei pisani e degli italiani». In generale, tuttavia, quella dei finanziamenti privati è una questione complessa: «Ci sono club che fanno costantemente piccole erogazioni ma le grandi fondazioni come per esempio la Fondazione Pisa non possono contribuire, per statuto, in mancanza di un cofinanziamento statale e per interventi strutturali». Un po' come un cane che si morde la coda, insomma, il problema resta sempre quello di una politica di stanziamenti organici. «L'unica nota positiva conclude la vicedirettrice è che tutto, all'interno della Certosa, è recuperabile e restaurabile con le opportune risorse. Niente, finora, è andato perso irrimediabilmente».