L'Archivio Centrale dello Stato (ACS) ha sede in un edificio monumentale di proprietà dell'Ente Eur, a Roma, per il cui affitto sborsa annualmente la cifra considerevole di 5 milioni di euro. In tempi di spietata spending review, il ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo (MIBACT, cui l'ACS fa capo, sebbene dotato di una speciale autonomia) sta decidendo di sgomberare un'ala dell'Archivio per installarvi la Direzione Generale degli Archivi e il museo di Arte orientale. I lavori di ristrutturazione necessari al trasferimento - a carico del ministero - hanno un costo stimato di 5-10 milioni di Euro. Secondo fonti interne, il MIBACT, in considerazione delle ingenti spese di ristrutturazione, starebbe negoziando con l'Ente EUR una cessione in comodato gratuito per alcuni anni. Ma poi tornerà inesorabilmente a pagare l'esoso affitto. A questo si deve aggiungere che la Direzione Generale degli Archivi, che da 3 mesi è senza Direttore Generale, paga un affitto annuale di 500mila euro per la sua attuale sede di via Gaeta. Il contratto di locazione è in scadenza a ottobre e la proprietà vorrebbe vendere l'immobile. Il prezzo di vendita sarebbe intorno agli 8 milioni di euro, cui si aggiungerebbe circa 1 milione per i lavori di messa a norma dell'edificio (attualmente non è a norma). Totale: 9 milioni di euro. Una cifra non da poco, certo, ma a fronte della quale il Ministero diventerebbe proprietario dell'attuale sede della DG Archivi e, allo stesso tempo, eviterebbe un trasloco decisamente più costoso e dai risvolti deleteri per l'attività archivistica. Il fatto che il ministero dei Beni Culturali, le cui casse notoriamente languono, spenderebbe (almeno in partenza) diversi milioni di euro per ristrutturare un edificio non suo - mentre un patrimonio come Pompei cade letteralmente a pezzi - è già motivo di profonda indignazione. Ma il notevole esborso economico, purtroppo, non è l'unica conseguenza di questo improvvido trasloco: l'altra riguarda la reale accessibilità della documentazione che sarà trasferita. In questo modo sarà vanificato, secondo quanto ci conferma anche Foia. it, lo sforzo affidato alla prima realtà italiana che promuove il diritto di accesso alle informazioni pubbliche dove sono concentrati i massimi esperti archivisti del Paese. Sgomberando e riconvertendo l'ala in questione, il ministero sottrarrà in via permanente buona parte dei depositi dell'Archivio Centrale dello Stato, già esigui. Tanto esigui che da tempo ormai l'ACS, non essendo in grado di ricevere nuovi versamenti di documenti, ha trasferito a Pomezia (in locali presi immancabilmente in affitto) la documentazione che prima conservava in un deposito decentrato all'EUR (più vicino alla sede centrale e dotato di una sala di lettura, ma molto più costoso). Ora, al dichiarato fine di risparmiare, anche la documentazione oggetto dello sgombero sarà trasferita a Pomezia, dove però non c'è sala lettura, e se i ricercatori vorranno consultarla dovrà quindi essere a sua volta riportata presso l'ACS all'EUR, con un 'pratico ed economicò servizio navetta. Come se non bastasse, poi, in una situazione così paradossale anche una buona novella finisce per nuocere. A maggio il ministro Franceschini, su decisione dell'intero governo, ha abbassato da 40 a 30 anni i termini per il trasferimento dei documenti pubblici di tutte le amministrazioni interessate agli Archivi di Stato. Si tratta di una misura molto attesa, che punta ad accrescere il grado di trasparenza dell'operato pubblico, ma che - date le circostanze - rischia di avere un effetto boomerang: in moltissimi Archivi di Stato, infatti, non c'è più posto per accogliere nuova documentazione e, nel caso dell'Archivio Centrale, i nuovi versamenti saranno conservati direttamente a Pomezia. E lì resteranno, di fatto inaccessibili ai ricercatori, anche perché non ci sono archivisti per inventariarli. Stessa sorte potrebbe toccare ai documenti oggetto della recente direttiva-Renzi sulla "declassificazione degli atti relativi ai fatti di Ustica, Peteano, Italicus, Piazza Fontana, Piazza della Loggia, Gioia Tauro, stazione di Bologna, rapido 904" . Infatti, se la mole degli atti sarà ingente come promesso, gli stessi finiranno appunto a Pomezia, inaccessibili. In caso contrario, come ipotizzano fonti interne degli Archivi, il problema dello spazio per l'archiviazione non si porrebbe, ma bisognerebbe prendere atto che l'operazione sulla declassificazione è stata l'ennesimo fuoco di paglia. La trasparenza - a dispetto delle suggestioni che può evocare - non si fa con la volatilità delle parole, ma si costruisce con atti concreti, rendendo materialmente più accessibile la documentazione dello Stato. Il primo passo in tal senso è sicuramente l'adozione del Freedom of Information Act (FOIA), come più volte promesso dallo stesso Premier Renzi. Questa operazione, invece, non va nella direzione auspicata né del risparmio né della trasparenza ma, anzi, ricorda piuttosto il passo del gambero: uno avanti e due indietro. L'autore dell'articolo è tra i promotori della Iniziativa per l'Adozione del Freedom of Information Act in Italia - www.foia.it
ARCHIVI - Spese folli e documenti inaccessibili
L'Archivio Centrale dello Stato (ACS) ha sede in un edificio dell'Ente Eur a Roma, di cui il ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo (MIBACT) affitta annualmente 5 milioni di euro. Il MIBACT sta decidendo di sgomberare un'ala dell'ACS per installarvi la Direzione Generale degli Archivi e il museo di Arte orientale. I lavori di ristrutturazione hanno un costo stimato di 5-10 milioni di Euro. Il MIBACT sta negoziando con l'Ente Eur una cessione in comodato gratuito per alcuni anni, ma poi tornerà a pagare l'esoso affitto.
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