I suoi Sacchi valgono milioni di dollari ma ora sono scomparsi. Non tutti, ma una consistente fetta del lascito di Alberto Burri si è volatilizzato. Di questo giallo artistico si occupa il numero di questo mese del periodico americano Time, il quale ha scoperto che qualcosa come oltre trenta importanti opere dell'artista umbro (di cui cade quest'anno il decennale della morte) non si trovano più. Come sarebbe? Secondo quanto hanno denunciato ì responsabili della Fondazione Albizzini di Città di Castello che possiede una grossa parte delle opere di Burri e ne organizza le mostre, le opere sono state sottratte dalla casa di campagna che l'artista possedeva nel Sud della Francia. La Fondazione, creata dallo stesso Burri nel 1978 e presieduta da Maurizio Calvesi, nel novembre del 2003 si recò in Francia per rilevare le opere rimaste nella casa dopo la morte della moglie americana di Burri, Minsa Craig. Ma con amara sorpresa, trovarono che tutte le opere - tra le quali alcuni Sacchi e diverse Plastiche -si erano volatilizzate. Le tracce della grande fuga portano in America e lì si perdono. Musei, gallerie e collezionisti, messi in allarme, non hanno per adesso fornito indicazioni. Delle opere mancanti restano soltanto le fotografie. E questo nell'anno in cui a Burri sono dedicate mostre un po' dovunque: dalla rassegna «Burri, Fontana e Manzoni» alla Tate Modem di Londra a «Prima di Burri e con Burri» a Palazzo Vitelli di Città di Castello. A Firenze si apre invece il 12 maggio la mostra «Viaggio al termine della materia» alla Galleria Tornabuoni.