SE POTESSERO raccontarci da dove vengono, svelare uno dei tanti misteri che li hanno accompagnati fino a noi, almeno quello legato ai loro nomi, o spiegare attraverso quali peripezie siano finiti per secoli e secoli otto metri sotto il livello delle acque dello Ionio e a circa 300 dalla costa di Riace Marina. La pesca miracolsa di un sub dilettante, il romano Stefano Mariottini, li restituì al mondo il 16 agosto 1972 in uno stato di conservazione invidiabile, se si considera la veneranda età delle due statue bronzee, databile al V secolo a.C., uno dei pochi elementi su cui gli esperti non litigano. Al posto loro, però, litiga la politica che si divide sull'opportunità del viaggio dalla Calabria all'Expo milanese dei due preziosi ambasciatori nel futuro dei fasti di Atene e della civiltà classica. Il destino dei bronzi, ribattezzati Statua A e Statua B dall'ingratitudine della burocrazia, è segnato dai viaggi: quello a Firenze del 1975 li ha restituiti all'antico splendore, ma decisivo fu soprattutto quello intrapreso millenni addietro. ERANO davvero il carico di valore di cui la nave romana sorpresa dalla tempesta si è sbarazzata per non affondare, tra il I secolo a.C. e quello successivo, come si sostiene? I romani che potevano permetterselo, aristocratici e politici, guarda un po', impazzivano per le antichità ed è documentato che già all'epoca esistesse un fiorente commercio di antiquariato tra Atene, la Magna Grecia, che vantava città gioiello quali Taranto e Metaponto e appunto Roma. Giganti per l'epoca, 2.05 la statua più alta, 1.98 l'altra, misure da cestisti oggi, in realtà in fondo al mare ci sono finiti con qualche ritocchino, chiamiamolo così. Lo scoprirono al Centro di Restauro della Soprintendenza Archeologica della Toscana, che ha sede a Firenze. Oltre alla totale pulizia, con l'ausilio di una strumentazione tecnica studiata ad hoc, le indagini degli specialisti svelarono che il braccio destro della statua più piccola e l'avambraccio sinistro su cui era saldato lo scudo erano di una fusione diversa dal resto del manufatto, quindi furono saldati successivamente, in sostituzione delle parti originali danneggiate. Tante ne hanno viste e subite, questi due vecchi fusti da atleta. Dovrebbero davvero temere un altro viaggio a Milano, o le facce di bronzo in circolazione sono più di due?