«MENTRE il fascismo ha celebrato Augusto, pur manipolandolo per i suoi interessi, organizzando una mostra da un milione di visitatori, noi, a distanza di quasi 90 anni, cosa abbiamo fatto? Nulla». Tra tubi rotti, allagamenti e degrado, nel giorno del via alle sfortunate celebrazioni dei 2000 anni dalla morte dell'imperatore che cambiò il volto e la storia della città, Andrea Carandini, archeologo, presidente del Fai, tra i massimi conoscitori della Roma antica, dice la sua su «un'occasione persa» e su quello che ancora si potrebbe fare per ricordare Augusto. Crede che finora non sia stato celebrato degnamente? «Assolutamente no. C'è stata una mostra che si chiamava "Augusto" e che parlava solo della sua arte. Ma Augusto non è stato un committente d'arte: è stato un uomo che ha cambiato il mondo. Per rappresentarlo ci sarebbe voluto qualcosa in più di un ritratto». Ai Fori, però, ogni sera c'è il tutto esaurito per lo spettacolo raccontato da Piero Angela. «Sì, e non metto in dubbio che sia interessante. Ma lo Stato poteva fare molto di più. Ora pare che il ministro Franceschini si voglia dedicare a fare meglio. Va incoraggiato». Lei come avrebbe celebrato questo anniversario? «Tornando all'architettura augustea, partendo da lì. Se Augusto non lo si affronta da qui, significa non averlo compreso. Per farlo, avrei preso un grande spazio vuoto e avrei commissionato, magari proprio a Piero Angela, una grande proiezione che ricostruisse il paesaggio urbano di Augusto, il tessuto urbano della sua città». E il Mausoleo? Il progetto di restauro langue ormai da tempo. «Bisogna farlo rivivere, bisogna riuscire a far capire l'incredibile complessità di quest'opera, con questa scala anulare che sale e che doveva essere l'urna dell'imperatore, sotto la grande statua. Noi stessi che lo studiamo stentiamo a credere che potesse veramente essere così. Al suo interno dovrebbe contenere un plastico della ricostruzione, fatto per sezioni ». E del progetto del Comune che propone di ricostruire alcune parti dell'opera con gli elementi ritrovati, cosa ne pensa? «L'archeologa Paola Virgili è la persona che meglio conosce i dettagli del monumento. Ha lasciato l'amministrazione capitolina in un momento non bello per la soprintendenza ma va coinvolta. Certo poi, guardando avanti, c'è il progetto di come si gestiscono questi luoghi. Ma anche la gestione dipende dal tipo di restauro che fai: dopo un certo tipo di lavori non puoi offrire un servizio aggiuntivo banale». Anche la riqualificazione della piazza è ormai ferma da tempo per l'opposizione del ministero dei Beni culturali. Secondo lei è possibile far convivere l'arte antica con quella contemporanea? «Sì, ma ci deve essere una grande delicatezza. Di fronte a certi monumenti l'arte contemporanea può svolgere la sua funzione ma con una certa umiltà». Perché Roma e l'Italia sfruttano così poco la propria ricchezza storica? Che rapporto che abbiamo con la nostra memoria? «Mussolini usava la storia stravolgendola per i suoi interessi. Noi non la usiamo proprio. Sembra che sia finito il nostro rapporto con la storia. Il modello tecnico-scientifico ha inculcato l'idea che basta la cresta dell'onda del momento e che il passato sia inutile. La tradizione è stata abbandonata. E invece va ripresa e riscoperta. Da capo».
ROMA - "Un'occasione persa celebrazioni indegne dell'imperatore che ridisegnò Roma"
Andrea Carandini, archeologo e presidente del Fai, ha espresso la sua delusione per il mancato omaggio al 2000° anniversario della morte di Augusto, l'imperatore che cambiò il volto e la storia di Roma. Secondo Carandini, il governo non ha fatto abbastanza per celebrare l'evento, limitandosi a una mostra sull'arte di Augusto. L'archeologo propone di organizzare una grande proiezione che ricostruisca il paesaggio urbano di Augusto e di far rivivere il progetto di restauro del Mausoleo. Carandini crede che la gestione dei luoghi storici debba essere più sensibile e che la contemporaneità debba convivere con l'arte antica con delicatezza.
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