"NEL 1974 feci un bellissimo viaggio con l'artista Mino Maccari e i poeti Libero De Libero e Tito Balestra, prima di andare a Matera decisi che avrei dovuto far vedere ai miei tre amici le cattedrali pugliesi, anche perché Mino aveva fatto il liceo a Trani. Fu una grande emozione per lui vedere la piazza della cattedrale sul mare, era un posto che da ragazzo aveva amato molto. Una grande ombra invase la piazza e il mare e noi sostammo stupefatti davanti a quello spettacolo. Ricordo bene ancora oggi quel particolare momento". POI ci fu il viaggio con lo scrittore Carlo Belli, altro suo sodale e autore di importanti studi su Taranto: "ritornare nella città dei due mari dopo tanti anni fu una gioia immensa, soprattutto perché avevo la testa piena dei suoi racconti sui luoghi tarantini, sul rito dei perdoni, sugli ori conservati nel museo archeologico", rammenta Peppino, mentre a Castronuovo di sant'Andrea, suo paese natale, in provincia di Potenza ma vive a Roma da quando era bambino è impegnato in un nuovo appuntamento espositivo negli spazi del M.I.G., il museo internazionale della grafica che, dopo il MUSMA a Matera, ha fondato nel 2011. "IL lavoro che fate in Puglia con gli artisti e il merito va anche ai critici d'arte, penso a Anna D'Elia, Lia De Venere, Marilena Di Tursi e Pietro e Antonella Marino è importante, ci sono infatti molti nomi che meritano attenzione; i pugliesi sono in gamba, non dimenticano le loro origini, ma si confrontano spostandosi nei luoghi importanti dell'arte e così è stato anche nel passato, basti pensare, nel corso degli anni, al percorso di Ricciotto Canudo, Franco Casavola, Michele Zaza, Pino Spagnulo e Carrino". "Le mie memorie pugliesi continua Appella sono costellate anche dalla stima nel lavoro di diversi artisti, di cui ho sempre seguito il percorso, da Pino Pascali ai più giovani, come Francesco Arena e Daniele D'Acquisto". E poi ci sono i suoi studi e le indagini approfondite, in particolare quelle sulla Scuola Romana e sul Futurismo in Puglia, che negli anni Novanta ha dato vita a un catalogo e una mostra ormai epocale per la qualità delle ricerche prodotte insieme ad altri studiosi: "Il Novecento in Puglia è stato un secolo ricco di fermenti e ricerche innovative, è pertanto assurdo che non sia stata ancora scritta una storia dell'arte del XX secolo in questa regione, chi di dovere dovrebbe impegnarsi di più per salvaguardare un patrimonio così interessante", aggiunge Appella, auspicando anche la "nascita di un museo del Novecento pugliese, che dovrebbe dare attenzione anche a quei nomi meno conosciuti, come Mimmo Conenna e Rocco Coronese, oltre ai maestri del passato, tra cui un posto d'onore dovrebbero occuparlo i fratelli Spizzico, ormai dimenticati dai più, mentre la loro bottega in piazza Ferrarese a Bari fu il centro nevralgico di una temperie culturale molto stimolante". E, infine, alla domanda di rito su qual è il suo luogo del cuore in Puglia, il professore risponde rammentando un altro vecchio amico e sodale che non c'è più, l'editore Vanni Scheiwiller: "Ho una sola preferenza e il merito va a Vanni, parlo di Otranto, naturalmente. Anche se poi ci sono tutti i luoghi che amo, quelli legati ai viaggi e alle persone con cui ho fatto quelle esperienze. Viaggi che mi hanno garantito grande arricchimento culturale e che oggi sono diventati una memoria che s'intreccia a un capitale di sentimenti e emozioni che per chiunque faccia il nostro mestiere restano indimenticabili".