OCCUPATO a febbraio da una quarantina di migranti, l'ex convento di Santa Chiara è adesso abitato da circa duecento immigrati africani con lo status di rifugiati politici e dunque muniti di permesso di soggiorno anche se pare che, fra gli occupanti, abbia trovato asilo anche una coppia di italiani. Nel sopralluogo di ieri, gli stessi militari del Nas hanno chiesto di essere affiancati da funzionari della Asl, competenti in materia igienico-sanitaria ma anche punto di raccordo con l'amministrazione comunale, alla quale spetterebbe la risoluzione del problema attraverso l'individuazione di una sistemazione alternativa per i migranti. Nel fascicolo si ipotizza anche l'occupazione abusiva, oltre che gli eventuali reati a danno di chi vive in condizioni fatiscenti. L'ex convento di Santa Chiara, in effetti, è un bene culturale di proprietà dello Stato e nelle condizioni ora di rustico - l'ultimo intervento di recupero parziale della struttura risale al 2007 dovrebbe essere sottoposto a restauro per ospitare gli uffici della Soprintendenza ai beni architettonici. Già appaltati i lavori a fronte di un finanziamento per otto milioni di euro, destinati anche alla musealizzazione del castello normanno svevo, a sollecitare l'interessamento della Procura era stata all'indomani dell'occupazione la direzione regionale per i Beni culturali della Puglia. Non per caso, sempre ieri mattina, dopo il sopralluogo a Santa Chiara i Nas hanno sentito come persona informata dei fatti la direttrice Maria Carolina Nardella, che commenta: «Siamo fiduciosi che l'intervento della Procura possa contribuire in maniera determinante alla risoluzione della vicenda perché Bari non perda queste risorse destinate al rilancio culturale della città e dell'intera Puglia. Non c'è quasi più tempo ormai, visto che i lavori devono essere conclusi entro il 30 giugno 2015». A riaccendere i riflettori sul caso di Santa Chiara ha contribuito anche la scoperta di Re-pubblica che, proprio nei giorni scorsi, ha denunciato lo stato di abbandono nel quale versavano alcuni disegni e rilievi dell'archivio della Soprintendenza, dimenticati nel degrado del seminterrato di Santa Chiara subito dopo messo in sicurezza dalla direzione per i Beni culturali attraverso l'interdizione degli accessi. Gli accertamenti dei carabinieri specializzati nella tutela della salute, che ieri hanno effettuato una prima verifica sull'archivio, proseguiranno anche oggi e domani, con l'ausilio degli organi deputati al controllo della sicurezza. Non solo. Pare che l'attività investigativa sia tesa anche ad accertare le reali condizioni del complesso architettonico di Santa Chiara prima dell'occupazione, anche per comprendere come sia stato possibile - secondo quanto sostengono i migranti e il collettivo Rivoltiamo la precarietà - che l'accesso alla struttura fosse stato lasciato libero, nonostante il suo restauro fosse rimasto incompiuto. E non si esclude che la questione possa risolversi con il sequestro penale dell'ex convento, ma solo dopo che per gli occupanti il Comune sia riuscito a trovare una collocazione alternativa. Su questo il sindaco Antonio Decaro ha fatto sapere venerdì scorso di aver individuato un paio di opzioni possibili, due capannoni da sottoporre a verifiche più approfondite e ad eventuali interventi di adeguamento, rispetto ai quali il primo cittadino ha fatto appello al ministero degli Interni per il reperimento delle risorse necessarie. Non è la strada dello sgombero coatto, insomma, quella che sarebbe percorsa: visti gli aspetti umanitari e sociali della vicenda, il rischio sarebbe quello di dare vita a una ancora più grave emergenza sociale. Nelle more delle indagini della Procura - che non è escluso possa decidere di fare luce anche sulla malasorte toccata ai disegni dell'archivio della Soprintendenza, accertandone le eventuali responsabilità rispetto allo stato di abbandono - la partita è dunque tutta nelle mani del sindaco Decaro che, in questi giorni, dovrebbe tornare a incontrare il prefetto Antonio Nunziante per verificare insieme la possibilità di dare una più dignitosa sistemazione alla comunità dei duecento migranti di Santa Chiara, all'interno della quale ci sono per di più diversi minori.
Archivio occupato, scatta l'inchiesta "A rischio incolumità e soldi pubblici"
Un convento di Santa Chiara a Bari è stato occupato da circa 200 migranti africani con lo status di rifugiati politici. Gli occupanti chiedono di essere affiancati da funzionari della Asl e dall'amministrazione comunale per risolvere il problema. L'ex convento è un bene culturale di proprietà dello Stato e è stato oggetto di un intervento di recupero parziale nel 2007. La Procura di Bari ha iniziato a indagare sulla vicenda e ha sentito la direttrice della Soprintendenza ai beni architettonici. Il sindaco Decaro ha promesso di trovare una collocazione alternativa per i migranti e ha chiesto al ministero degli Interni di reperire le risorse necessarie.
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