NAPOLI - Dopo la decisione del comune di Terzigno di resuscitare tremila pratiche di condono edilizio scadute nel 2006, si riaccende la polemica sul cemento selvaggio e sulla legge della Regione che permette tutto ciò. Ovviamente i primi a protestare sono gli ambientalisti che avevano già fatto sentire la propria voce quando la giunta Caldoro varò la norma che ha riaperto i termini dei condoni del 1985 e 1994. «Una colata killer chiamata cemento sovrasta il Vesuvio», Anna Savarese e Pasquale Raia, vicepresidente regionale e responsabile aree protette di Legambiente Campania, commentano così la situazione delle costruzioni abusive che, da Terzigno a Ercolano e Torre del Greco, sono sorte negli ultimi anni alle pendici del vulcano. «Due milioni di metri cubi che denunciano gli ambientalisti sono pronti ad essere regolarizzati grazie al recente maxiemendamento approvato nei giorni scorsi dalla Regione Campania». Secondo una stima dell'associazione ambientalista, nei 13 comuni del Parco Nazionale sono stati realizzati abusivamente circa 1000 scheletri di cemento. «Un magma di cemento esploso parallelamente al silenzio del vulcano. Cemento che ha invaso le strade proseguono i due rappresentanti di Legambiente tutte potenziali vie di fuga in caso di eruzione, alla faccia delle ristrutturazione e della messa in sicurezza del territorio». La critica è tutta per l'amministrazione Caldoro e la sua scelta di attuare un nuovo condono edilizio. Una decisione che Legambiente definisce «colpo di mano dal sapore elettorale», «maxiemendamento che rischia di portare un nuovo sacco al patrimonio ambientale e paesaggistico della nostra regione». «La Regione Campania concludono Anna Savarese, e Pasquale Raia dovrebbe capire che le risorse che non vanno depauperate sono proprio la qualità del territorio e dell'ambiente, che sono le precondizioni per il rilancio delle attività agricole, manifatturiere e turistiche».