Pinacoteca opening soon? «Ma anche no» dice Angelo Loda, funzionario della soprintendenza per il Patrimonio storico artistico ed etnoantropologico di Brescia, Mantova e Cremona (e candidato da Francesco Onofri alla direzione artistica di Brescia Musei, poi affidata a Luigi Di Corato). L'idea farà drizzare le barbe ai gentiluomini del Moretto: restino in Santa Giulia. «La Pinacoteca è chiusa dal 2009, giusto? Pare che entro il 2018, anche dovessimo trovare i 7 milioni di euro per finire il restauro, non si possa appendere un quadro. E allora lasciamola vuota: Savoldo, Foppa e Raffaello possono restare nel monastero». Si spieghi: «Le opere di palazzo Martinengo sono già esiliate in via Musei, nei depositi e nella sezione l'Ospite eccellente di Santa Giulia. Ci restino. Basta tirarle fuori ed esporle nelle sale dove qualche anno fa Marco Goldin aveva portato Van Gogh e Monet: lo spazio c'è». Non per tutti: la collezione della Pinacoteca non si può appendere in poche stanze. «E qui arriva la seconda parte della mia proposta, di cui ho pure discusso con don Giuseppe Fusari, direttore del Museo Diocesano: le opere di arte sacra, il Sei e Settecento bresciano, potrebbero andare da loro, nel refettorio e a piano terra. Quanto al resto, riportiamo le pale d'altare al loro posto: i due Moretto, il Sant'Antonio da Padova tra i santi Antonio Abate e Nicola da Tolentino e la Natività, possono tornare nella chiesa delle Grazie, ad esempio». L'idea è quella di un museo diffuso e pare non sia nuova: Bruno Passamani, già direttore dei Civici musei, aveva pensato la stessa cosa, conferma l'ex assessore provinciale alla Cultura Tino Bino: «Ma poi sa come vanno certe cose, non se ne fece nulla». Intanto ieri mattina, alle 9, due detenuti di Verziano hanno tirato fuori le ramazze: è iniziata la pulizia di piazza Moretto e del giardino della Pinacoteca, da concludere in tre settimane. Ai muri che cingono i cantieri, con l'Angelo di Raffaello sfigurato dalle bombolette, penseranno i writers: due mani di vernice bianca e poi l'associazione True quality scriverà Pinacoteca con lo spray, a caratteri cubitali. Stanno lavorando per nulla? «Ma no, il palazzo dovrebbe restare un contenitore per mostre contemporanee: non per il contemporaneo però, che non ci azzecca un panneggio». Il progetto di restauro della Pinacoteca, con fattura e interventi snelliti, è stato girato al bando degli «Emblematici maggiori» di Cariplo: si punta a 2 milioni di euro. Dovesse ottenere il finanziamento, con gli altri 5 milioni messi a bilancio nel 2015 dalla Loggia potrebbero ripartire i cantieri. «Bene, ma secondo me l'idea migliore resta quella di disseminare la collezione Tosio-Martinengo per la città». Loda avrebbe già buttato sulla carta il progetto per una mostra collaterale, in Santa Giulia e al Diocesano: «Con il collega Stefano L'Occaso, della soprintendenza, abbiamo proposto un'esposizione su Francesco Paglia, di cui ricorre il terzo centenario della morte, e i figli Antonio e Angelo». Resterà un progetto in tre pagine, pare: «La Loggia ha detto no, grazie: costa 50 mila euro e non li hanno».