Le luci in tilt e l'allagamento dovuto a un guasto idrico (una tubatura rotta riparata in serata, che ha trasformato l'area esterna al monumento in una sorta di fossato), e proprio nel giorno del Bimillenario della morte di Augusto fondatore dell'Impero romano (19 agosto dell'anno 14 dopo Cristo), hanno caratterizzato ieri l'eccezionale riapertura, per un solo giorno con tre visite guidate subito andate esaurite, del Mausoleo di piazza Augusto Imperatore, il più grande sepolcro circolare che si conosca, trecento piedi romani di diametro (87 metri, più della tomba di Adriano) fatto erigere dal divus per sé e la sua Gens . Emozione e stupore, anche tra gli archeologi presenti fra il pubblico, per un monumento di fatto precluso alla vista da molti decenni a parte qualche rara eccezione (l'ultima, la primavera scorsa, grazie al Fai). Necessaria la luce dei telefonini per leggere le iscrizioni funebri nella cella sepolcrale. Le tre visite guidate per gruppi all'interno del monumento, mai o quasi mai visto, dovevano in qualche modo essere il clou delle iniziative, in generale piuttosto sottotono, per il giorno esatto del Bimillenario della morte del fondatore dell'Impero, il divino Augusto, scomparso a Nola il 19 agosto dell'anno 14 dopo Cristo. «È aperto al pubblico soltanto oggi (ieri, ndr ), dopo 79 anni di chiusura e in totale possono entrarci soltanto tre gruppi da 30 persone con visita guidata», così esordiva l'annuncio. E in effetti a parte una volta durante la scorsa primavera, su iniziativa del Fai, nel Mausoleo di Augusto al centro della piazza a lui intitolata erano entrati negli ultimi decenni solo alcuni addetti ai lavori. Ma l'evento di ieri promosso da Roma Capitale, assessorato alla Cultura-Sovrintendenza Capitolina e organizzato da Zètema Progetto Cultura è stato in parte «ridicolizzato» dall'allagamento notturno di buona parte dell'area esterna attigua al Mausoleo (il guasto a una tubatura ha generato una sorta di «fossato») oltre che dalla luce saltata per un guasto nel punto più interno e oscuro del sito, la camera sepolcrale, là dove le archeologhe che guidavano il pubblico hanno invitato lo stesso ad accendere i telefonini per mostrar loro il testo di un'importante iscrizione funebre, quella relativa alla sepoltura di Ottavia, sorella di Augusto, e dell'amato Marcello, successore designato dell'imperatore prematuramente morto nell'anno 23 avanti di Cristo. Poco più in là, all'interno del nucleo cilindrico centrale, il luogo, unico di forma quadrata, dove invece fu quasi certamente sepolto il princeps . Incidenti a parte (in molti a ironizzare ieri su una vendetta d'Augusto, adirato dal suo oltretomba per il degrado cui è abbandonato da anni il sepolcro della sua Gens, con l'area intorno sprofondata in un eterno, immoto cantiere) le visite di trenta persona ciascuna (ma è stato deciso di far entrare tutti i presenti) sono andate esaurite e si sono svolte tra l'interesse e lo stupore generale, soprattutto di quanti tantissimi i romani e gli archeologi presenti tra il pubblico non erano mai entrati nel luogo dove fu sepolto il Divus , colui che cambiò il volto di Roma fondando l'Impero ed estendendolo ben oltre il Mediterraneo, alla sua massina potenza (celebre la frase attribuitagli in età avanzata, relativa al fatto d'aver ricevuto una Roma di mattoni avendone lasciata una di marmo). Sorpresa dunque ed emozione ammirando ciò che resta, non poco nonostante «crolli» e trasformazioni nei secoli, di un Mausoleo la cui edificazione fu promossa dallo stesso Augusto, giovane e ancora in vita. Di ritorno dalla campagna militare in Egitto conclusasi con la vittoria di Azio del 31 avanti Cristo, e la sottomissione di Cleopatra e Marco Antonio, nel 28 Ottaviano Augusto diede infatti inizio alla costruzione di questa gigantesca tomba, il più grande sepolcro circolare che si conosca, trecento piedi romani di diametro pari a 87 metri, molto più ampio dunque, anche se a prima vista non sembrerebbe, della mole di Adriano. Una tomba da costruirsi nell'area settentrionale del Campo Marzio, al tempo non ancora urbanizzato. Così lo storico greco Strabone descrisse il monumento, «un grande tumulo presso il fiume su alta base di pietra bianca, coperto sino alla sommità di alberi sempreverdi (alcune alberature oggi se la passano però davvero male, ndr ); sul vertice è il simulacro bronzeo di Augusto e sotto il tumulo sono le sepolture di lui, dei parenti, dietro vi è un grande bosco con mirabili passeggi». Nell'area antistante, una volta, anche i due obelischi di granito poi riutilizzati in piazza dell'Esquilino e per la fontana dei Dioscuri in piazza del Quirinale; e in cima al monumento, a trenta metri d'altezza, una statua in bronzo dorato dell'imperatore, forse l'originale del celeberrimo marmo rinvenuto nella villa di Livia a Prima Porta.