L'ultimo giorno in ufficio di Beatrice Paolozzi Strozzi - la storica dell'arte fiorentina il cui nome è legato alla scoperta nel '94 di un crocifisso ligneo del Verrocchio accettato dalla critica come opera autografa è tra gli scaffali semideserti della libreria e una scrivania su cui sopravvivono le tracce del suo ultimo sforzo, la mostra dell'Assedio di Gerusalemme , il grande arazzo del '400 (Collezione Carrand), esposto nella Sala dell'Armeria. Anche per la direttrice del Museo del Bargello è arrivato il tempo della pensione, (il 1 settembre) dopo 32 anni nel magnifico museo di Via del Proconsolo. Qui, al piano terreno, ha realizzato due sale espositive, inaugurando nel 2003, la prima stagione di mostre temporanee a carattere internazionale al Bargello. L'addio al suo museo coincide con la discussa svolta della gestione dei Beni culturali annunciata dalla riforma Franceschini. Come è noto negli ambienti di Via della Ninna, non c'è nessuno a sostituirla e forse alla fine toccherà a un manager di seconda fascia, prendere le redini del Museo, in autonomia rispetto alla Soprintendenza. «Il Bargello spiega Beatrice Paolozzi Strozzi è nel novero degli 11 musei II livello per gli altri 9, i grandi musei, saranno fatti concorsi internazionali allo scopo di selezionare i supermanager. Nessuno sa cosa succederà nei prossimi mesi. Certo che è urgente fare investimenti continua ma non necessariamente forieri di reddito. In questi ultimi 20 anni è stato depauperato il nostro patrimonio artistico e il filo di ossigeno è sempre più sottile. Noi abbiamo a Firenze una quantità di offerta culturale che toglie senso al confronto con i numeri del Louvre additati dal ministero come parametro. Una riforma doveva farsi, davvero la vogliamo legare al turismo? Io vado in pensione con questo cruccio. I miei libri sono già sistemati in uno studiolo poco lontano da qui, dove manderò avanti le mie ricerche e riprenderò a scrivere, la mia passione». Insomma non andrà in pensione veramente Beatrice Paolozzi Strozzi, d'altra parte difficile immaginare il contrario sbirciando nel suo curriculum da cui si evince una dedizione forte per la Storia dell'Arte, suffragata da lodi e incarichi prestigiosi, il primo nell'80 all'Opificio delle Pietre Dure, allora diretto da Umberto Baldini. I suoi obiettivi come lei stessa riferisce erano raggiungibili, così li ha messi tutti a segno. Le interessava riportare i fiorentini al Museo, e ci è riuscita trasformando il cortile del Bargello in un contenitore culturale, buono per eventi teatrali e musicali, mettendo in ponte sinergie con il Teatro della Pergola e con organizzazioni private. Se ne va lasciando ai fiorentini il suo ultimo cartellone (Estate al Bargello): 700 spettacoli, i più significativi nel mese di settembre(per esempio il 7, Orchestra e Coro Bella musica Salimburgo, l'8, per Bargello Jazz, Enrico Rava e l'11, per Firenze Suona Contemporanea, un cinè- concert di William Kentridge).