Il Comune di Terzigno è il primo a dare seguito alla legge regionale che ha nei fatti riaperto i termini del condono edilizio ed ha riaperto le pratiche per tremila case abusive che risalgono al 1985 e 1994. In piena zona rossa del Vesuvio. NAPOLI - Altro che zona rossa. Il cemento abusivo sotto il Vesuvio può essere sanato. Il primo Comune a prendere al volo l'occasione concessa dalla Regione Campania che ha riaperto i termini per i condoni del 1985 e 1994 è stato quello di Terzigno. L'amministrazione guidata da Stefano Pagano ha dato l'ok per iniziare l'iter per disciplinare tutte le pratiche di condono edilizio rimaste inevase per diversi anni presso gli uffici del municipio. Più o meno tremila. Un via libera dato citando proprio l'ultima legge finanziaria della Regione Campania, approvata a fine luglio dopo che il presidente Stefano Caldoro aveva posto la fiducia. In pratica, è prevista una riapertura dei termini del condono edilizio del 1985 e del 1994, con questo intervento è annullata la scadenza del 31 dicembre del 2006 ed è stabilito come nuovo termine di scadenza il 31 dicembre 2015. Con questo emendamento sono cancellate una serie di norme e di vincoli inerenti alle aree protette, al recupero dei sottotetti e alla riqualificazione dei poli industriali dismessi. Il comune vesuviano ha circa 3.000 richieste inevase, mentre in tutta la Campania sono circa 300mila le pratiche che attendono di essere esaminate dagli uffici competenti. A scendere in campo per il comune vesuviano è, oltre al primo cittadino Pagano, anche l'assessore ai lavori pubblici, Giuseppe De Simone, il quale indica il provvedimento «una svolta epocale». E spiega: «Contribuirà in modo decisivo allo sviluppo del territorio e con lo smaltimento delle pratiche arretrate si farà finalmente chiarezza e sarà possibile dare un segnale ai cittadini sull'importante tema della casa». Secondo i dati di Legambiente solo negli ultimi dieci anni sono state realizzate in Campania circa 60.000 case abusive, pari a oltre nove milioni di metri quadrati di superficie cementificata. Solo l'anno scorso, le forze dell'ordine hanno accertato 838 reati ambientali, denunciato 952 persone ed effettuato 300 sequestri. La Campania, infatti, guida la classifica nazionale dei reati legati al ciclo del cemento e la provincia di Napoli, con 350 infrazioni, conserva la leadership. Con il 20 delle illegalità edilizie italiane, con una media di quasi un abuso ogni cento abitanti.