Con Pinacoteca e tanti musei chiusi la candidatura di Brescia a capitale della cultura entro il 2020 parte dal «grado zero». Eppure vale la pena provarci. Magari partendo dagli Stati Generali della cultura da svolgere come un grande brainstorming a porte chiuse, chiedendo a banche e Fondazioni un gesto concreto. Massimo Minini presidente Fondazione Brescia Musei Bello, vivace, intenso. il dibattito in città sulla cultura, lato sensu , in queste settimane ha preso a correre e bisogna riconoscere il merito dei quotidiani bresciani, che molto contribuiscono a questo risveglio. In questi giorni decine di articoli e interviste analizzano ogni dettaglio possibile. I giornali (i giornalisti) parlano di ciò che sta accadendo e cercano di prevedere cosa succederà (a volte esagerano) stuzzicando e stimolando notizie, polemiche, informazioni che altrimenti non verrebbero alla luce. Sul tappeto ci sono moltissimi temi, e tutti sanno che il dibattito sul «Bigio», per quanto lungo, è un tema che ha innescato a catena altre considerazioni. Poi il Ctb, il Teatro Grande, il Castello e relativo destino, la Fondazione Brescia musei, la Pinacoteca, il teatro romano, il Musil, i gruppi di teatro e musica, la Ccdc, le due università, le due Accademie, gli Stati Generali, Sangiovanni e gli incontri. E mi scuso per ciò che ho dimenticato. Insomma una città vivace che discute ed elabora. Forse non riesce ancora a creare unità fra tutti questi momenti. Ma la legge Franceschini sulla detassazione e la proposta di scegliere una città ogni anno fino al 2020, dare un milione di euro quale premio, nominandola capitale culturale italiana, ha fatto nascere la proposta del vicesindaco Castelletti di attivarci per questo traguardo. Come presidente della Fondazione Brescia musei dichiaro il mio entusiasmo per questa "gara": proviamoci, almeno! Servirà un supporto tecnico, un centro motore, un ufficio che raccolga, prepari, organizzi, pensi, elabori. E chi se non la Fondazione Musei? E come non pensare che, almeno in una fase iniziale teorica, non servano quei famigerati «Stati Generali della Cultura» che molti sembrano disprezzare? Guardati con sospetto perché mal gestiti in passato, oggi si può fare molto meglio. Niente polpettoni generici, facciamoli a porte chiuse, con proposte concrete e comunicate. Un giorno intero di brain storming su situazioni praticabili. Niente voli autocelebrativi. Niente: «io l'avevo detto», «io volevo farlo». Piuttosto: facciamo questo, risolviamo quello, finanziamo il progetto... Intendiamoci, Brescia oggettivamente ha poche possibilità di essere nominata Capitale Italiana della Cultura nei prossimi sei anni, ma deve comunque provarci, con quella concretezza che abbiamo mostrato in campo industriale per oltre un secolo. Forse... Daverio dice no, Sgarbi dice si. Qui i giornali sbagliano, consultano sempre gli Aruspici, i Soloni solo perché fanno notizia. Invece il dibattito cittadino insegna che non abbiamo bisogno di consigli: ce la faremo da soli, siamo cresciuti. Anche le prossime mostre, sul rinascimento, sul restauro, quella di ottobre per i 40anni della Strage: Brescia sta reagendo con le proprie forze. licenziati i maitres à penser esterni, ora possiamo dire che riprendiamo in mano i nostri destini e vedremo cosa sappiamo fare. Onestamente oggi non abbiamo molto da offrire. Partiamo da un grado zero. Pinacoteca chiusa e forse riaprirà nel ' 18. Musil non se ne parla, armi in castello: e perché non proporre a Beretta di unire gli sforzi con noi ( collezione Marzoli) proprio in vista di questi progetti? Museo del Risorgimenti al lumicino. Ci restano Santa Giulia, il Tempio ed il Teatro. Belli, ma non basta. Mettiamo in rete tutto il sistema, lavoriamo col Diocesano, Paolo VI, Ctb, Grande; città capitale della cultura vuol dire avere strutture, spazi, collezioni. Dove le mettiamo? Lanciamo una proposta ai privati, alle banche, alle Fondazioni, chiediamo ad ognuno di fare un gesto, di dare alla città qualcosa, per costruire quel modello che potrebbe (lo spero ma non ci credo, comunque ci provo) farci vincere il Bingo ministeriale. Sì, «Stati Generali» oggi significa dismettere i dubbi su queste due parole e dare il via a progetti concreti. Fatti non parole. (es. rimettiamo in piedi il festival del circo? parliamone, almeno) Non ci sono soldi? Ma la legge Franceschini ci spiega come trovarli...
Brescia. Capitale della cultura. Partiamo dal grado zero
La candidatura di Brescia a capitale della cultura entro il 2020 è stata avanzata, nonostante la chiusura di Pinacoteca e molti musei. Il presidente della Fondazione Brescia Musei Bello, Massimo Minini, sostiene che la città deve comunque provare a vincere il titolo, anche se le possibilità sono poche. Egli propone di organizzare Stati Generali della Cultura per discutere e elaborare proposte concreti. La Fondazione Brescia Musei Bello è pronta a supportare il progetto e a lavorare con le istituzioni locali e private per creare un sistema di strutture, spazi e collezioni per la città. Minini sostiene che la città deve prendere in mano i propri destini e non avere bisogno di consigli esterni.
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