"Il volto di Sant'Antonio opera della sua mano" spiega Paola Refice. E' fatto con uno dei cartoni della Leggenda Arezzo, 19 agosto 2014 - C'è un tesoro nella Pieve di San Polo. Don Natale Gabrielli, il parroco, non ce l'ha fatta e ha sparso la voce che quell'affresco di S.Antonio Abate nella «sua» Pieve a San Polo porterebbe la firma di Piero della Francesca. Un affresco che entrando nella chiesa a mala pena si vede. «E' una questione molto dibattuta si schermisce il soprintendente Agostino Bureca dalle ferie se ne parla da anni ma in effetti ci potrebbero essere riferimenti attendibili». Poi rimanda tutto a chi quell'affresco lo sta studiando da almeno tre anni, Paola Refice, direttrice del Museo medievale e presidente della Fondazione Piero della Francesca. «Il volto del S.Antonio Abate è attribuibile a Piero della Francesca, fatto sicuramente con uno dei cartoni usati per la Cappella Bacci. Sono evidenti le tracce dello spolvero. Ci sto lavorando con molta attenzione insieme con Serena Nocentini della commissione di arte sacra della Curia. Finora si pensava fosse di Agnolo di Lorentino, allievo di Piero della Francesca, ma quel dipinto ha una mano diversa. Probabilmente è il ritratto di Antonio Bacci. Ora si tratta di capire se è opera di Piero solo la testa o anche il resto del corpo. Ci sono infatti altri elementi che fanno risalire alla mano dell'artista». Ma Paola Refice va anche oltre, annuncia che anche la datazione della Leggenda della Vera Croce è da rivedere: non sarebbe quella finora data per certa dal 1452 ma potrebbe essere anticipata al 1447. La stessa committenza dei Bacci potrebbe essere stata direttamente a Piero della Francesca, artista già adulto, e non inizialmente a Bicci di Lorenzo come finora si è scritto». PIiù sicura l'attribuzione del Sant'Antonio Abat