Inutile invocare lo Stato. Sperare che i pezzi di Sardegna finiti sul mercato rientrino nella cosa pubblica. Il governo immobiliarista rivela una scarsa capacità imprenditoriale. Più che comprare pensa a vendere. Nel gergo del blocchetto per colletti bianchi si utilizza un eufemismo incomprensibile, "valorizzare". Ma la seconda vita del mattone di Stato si rivela spesso un azzardo. Una scommessa in cui la sconfitta sembra inevitabile. Nell'isola si moltiplicano gli esempi di beni pubblici che tentano di avere una seconda vita, ma il cui destino è spesso segnato. La Maddalena. Il simbolo della mancata trasformazione è alla Maddalena. L'ex arsenale militare doveva diventare un hotel a 5 stelle. È diventato uno scatolone di vetro e cemento sospeso sul mare. Chiuso, mai sul serio entrato in funzione. Doveva essere un albergo superlusso, è il simbolo dello sperpero di denaro pubblico. Il rivestimento a nido d'ape, che sembra strappato via dal tappetino antiscivolo della doccia e appiccicato sulle vetrate del main conference, si è sbriciolato sotto i graffi del maestrale. In teoria la mega struttura è nelle mani del gruppo Marcegaglia, che trova più conveniente tenerla chiusa che tentare di farla funzionare. Stesso destino per un altro bene che lo Stato vorrebbe far funzionare. L'ex ospedale militare, sempre alla Maddalena. Ristrutturato e mai aperto. Le erbacce lo divorano, doveva essere un hotel a 5 stelle. Ma le stelle non si sono mai accese. Non ci sono solo flop. Dall'altra parte del mare sembra di essere atterrati su un altro pianeta. A Palau l'ex fortino militare, uno dei tanti che sono stati costruiti nella zona tra le due guerre, è diventato un'attrazione turistica, ma anche uno spazio per fare cultura e spettacoli. L'altra fortificazione recuperata per mano del Fai è a Punta don Diego. È la batteria militare di Talmone. Un altro gioiello, un piccolo museo in cui il tempo sembra essersi fermato. Costruito nel '700 per volontà dei Savoia è stato utilizzato nel corso delle due guerre. Oggi è diventato un'attrazione turistica. Fari. Nel 2013 anche la Regione si dà all'immobiliarismo creativo. Presenta un documento di oltre 100 pagine in cui propone la valorizzazione di 15 fari. In altre parole il restauro, la vendita o l'affitto al miglior offerente. L'elenco è lunghissimo. Il primo è il faro dell'isola di Razzoli, che si vorrebbe trasformare in una sorta di hotel con 12 stanze. Un destino quasi simile è ipotizzato per un altro faro, quello di Punta Filetto, nell'isola di Santa Maria, che fa parte dell'arcipelago della Maddalena. E per quello di Capo D'Orso a Palau. Nel progetto presentato dalla Regione rientrano anche il faro di Capo Mannu, nel comune di San Vero Milis, a Oristano, in cui dovrebbe sorgere uno spazio espositivo legato alla cultura del mare, all'archeologia della navigazione. C'è anche l'ex stazione segnali di Capo Sperone, costruita nel 1886, a Sant'Antioco. Un altro pezzo pregiato è l'ex stazione semaforica di Capo Ferro, nel cuore della Costa Smeralda. Sempre in Gallura c'è la stazione di vedetta di Capo Figari a Golfo Aranci , e l'ex stazione segnali di Punta Falcone a Santa Teresa. All' Asinara la Regione pensa di valorizzare l'ex stazione semaforica di Punta Scorno. Nell'elenco anche una serie di fari nell'arcipelago della Maddalena. l'ex stazione di vedetta di Marginetto, quella di Puntiglione, quella di Testiccioli. Altri pezzi di grande pregio che fanno parte del progetto della Regione sono l'ex stazione di vedetta di Capo Ceraso alle porte di Olbia, il faro di Torregrande a Oristano e la stazione segnali di Capo Sant'Elia a Cagliari. (l.roj)